MILANO (ITALPRESS) – “Gli ultimi sono parte del nostro “core business”, perchè la Compagnia è un soggetto che vive con la città, con le periferie, e ha le antenne per capire quali sono i bisogni, e in base ai bisogni progetta le iniziative utili”. Così Francesco Profumo, presidente di Acri e Fondazione Compagnia di San Paolo, in un’intervista a Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress €conomy. “Ci sono due temi principali che rendono le persone parte della vita delle città: la casa e il lavoro”, ha detto l’ex ministro dell’Istruzione del governo Monti, spiegando che negli anni “sono cresciute tutte quelle attività che noi chiamiamo di housing sociale, dove c’è la possibilità per le persone che hanno delle condizioni particolari di poter vivere in un complesso in cui una parte della loro vita è una parte privata, ma ci sono servizi che son messi in comune. E’ una cosa bellissima, e penso diventerà sempre rilevante nella rigenerazione delle nostre città. Le città se non hanno questi strumenti per far vivere insieme le persone, il vero rischio è che si impoveriscano proprio nel sistema di relazioni”.
“Dall’altra parte – ha continuato Profumo – c’è il tema del lavoro. E qui dobbiamo partire dalla considerazione che siamo tutti diversi, non tutti abbiamo le stesse possibilità e capacità di fare qualsiasi tipo di lavoro. E quindi è necessario aiutare, accompagnare le persone perchè ciascuno in relazione a quello che può tragga il suo meglio. Noi, in questo momento – ha aggiunto il presidente della Compagnia San Paolo -, abbiamo un grandissimo interesse a intervenire su quelle fasce più fragili, pensiamo ai Neet, che sono persone che non studiano, non lavorano, non hanno una loro socialità. Sono difficili da individuare e integrare. Io credo che il nostro Paese abbia bisogno di investire molto su queste persone, e farlo con grande professionalità, dove c’è prima un tema psicologico, un tema di relazioni tra persone, un tema di umanità. Poi c’è la parte formativa che ne consegue. Però bisogna intervenire insieme a questi due elementi, altrimenti si rischia di fare ulteriori disastri”.
Passando al tema della crisi, economica e geopolitica, Profumo ha spiegato: “Dal punto di vista geopolitico c’è un tema a monte, ovvero che negli ultimi anni non abbiamo mai valutato i rischi che c’erano nel momento in cui esistevano delle filiere lunghe, sia per l’energia che per le materie prime. Nel momento in cui queste filiere si sono interrotte, ecco che siamo entrati nelle difficoltà. Allora un soggetto come una Fondazione può fare due cose: un intervento emergenziale, nell’aiutare le persone a pagare le bollette, e lavorare, sempre sul lungo termine, nel rivedere la modalità con cui si gestisce il rapporto tra energia, consumatore, produttore. Da questo concetto nasce d’altronde l’idea delle comunità energetiche”.
“Da una parte abbiamo un tema di emergenze, dall’altra parte dobbiamo pianificare nel medio e nel lungo termine il nuovo modello di sostenibilità dell’energia in questo mondo che è stato stravolto da qualcosa che forse non avevamo valutato abbastanza”, ha concluso Profumo.

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