Dal Crinale al Po: appello per l’autonomia delle donne reggiane in uscita dalla violenza“L’autonomia delle donne in uscita dalla violenza: perché è così difficile ottenerla?” È il titolo dell’iniziativa prevista a Reggio Emilia lunedì 28 novembre in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile contro le donne.
Un’iniziativa che si svilupperà in forma seminariale nell’ambito del progetto “Lavoro. Vita. Benessere” II edizione, promosso dal Comune di Reggio Emilia di cui Cgil Reggio Emilia e Cisl Emilia Centrale sono partner insieme a Legacoop Emilia Ovest.
Il seminario che si terrà a partire dalle ore 15:00 presso la Camera del Lavoro di Reggio Emilia, Sala di Vittorio, in via Roma 53 è a cura dell’associazione Nondasola.

Secondo una ricognizione Inps, sono 3.283 le donne vittime di violenza in fila per un nuovo inizio, ma solo in 600 riusciranno ad arrivare al “reddito di libertà nazionale”, quella misura introdotta dal Parlamento italiano sull’esempio di quanto già fatto da alcune Regioni (la Sardegna è stata la prima) per rispondere ai bisogni economici delle donne in uscita da contesti di violenza. La misura è finanziata con una quota complessiva di 12 milioni di euro per il periodo 2020-2022 ed è pensata per una platea di massimo 2.500 donne. Anche se quella potenziale sarebbe, dati Istat, di circa 21 mila l’anno: un numero enorme. – sottolineano Cgil e Cisl provinciali -. Dal 2015 al 2022, per supportare le donne nel percorso di fuoriuscita dalla violenza, sono stati spesi complessivamente 157 milioni di euro (ovvero 54 euro circa al mese per donna non autonoma economicamente), di cui: 20 milioni per misure di sostegno al reddito, 124 milioni per interventi di re/inserimento lavo rativo e 12 milioni di euro per favorire l’autonomia abitativa. Fondi scarsi a cui spesso le donne non riescono ad accedere per problemi burocratici (non possono, ad esempio, produrre una dichiarazione Isee separata da quella del maltrattante).

“In assenza di soluzioni certe per queste persone il rischio è che le donne maltrattate facciano ritorno a casa, spesso dai loro aguzzini, rendendo vano, oltre che pericoloso, il loro percorso di autonomia e uscita dalla violenza. Una situazione che riteniamo inaccettabile e che si manifesta anche a Reggio Emilia. Da qui, nella giornata simbolo del contrasto alla violenza sulle donne – afferma Rosamaria Papaleo, segretaria generale Cisl Emilia Centrale -, ribadiamo la nostra richiesta di politiche integrate e strutturali coinvolgendo tutti i Ministeri, gli uffici competenti e gli attori del territorio”.

“In corrispondenza di questa ricorrenza, cerchiamo nei numeri una speranza di conforto e inversione di tendenza, che viene ogni anno disattesa. La violenza contro le donne è un problema culturale ed un fenomeno sociale con il quale conviviamo e che negli ultimi anni si è aggravato a causa di quei fattori emergenziali – economici, sociali e sanitari che ci hanno investito come Paese gravando sulle fasce di popolazione più a rischio. Per questo è necessario combatterla con strumenti culturali ma anche favorendo l’autonomia economica delle donne”, sottolinea Elena Strozzi, Segreteria Cgil.

La giornata seminariale di lunedì pomeriggio sarà introdotta da Elisa Bianchi, referente dell’orientamento al lavoro dell’Associazione Nondasola. Quindi relazionerà su “Il lavoro di cura come questione di genere: il lato oscuro del diritto” Chiara Magneschi, docente Teorie giuridiche e politiche e diritti umani – Università di Pisa; de “L’autonomia delle donne in uscita dalla violenza: un percorso a ostacoli” Silvia Comodi, operatrice di orientamento al lavoro Associazione; de “Le conseguenze dei percorsi legali sull’autonomia delle donne in uscita dalla violenza” Annalisa Ferrari, avvocata Foro di Reggio Emilia – Associazione Nondasola.

“Momenti come questi – conclude Elisa Bianchi di Nondasola – sono delle occasioni preziose per assumere il tema dell’autonomia economica nei percorsi di uscita dalla violenza delle donne evidenziando le interrelazioni complesse che intrattiene con gli ambiti del lavoro, della cura, dell’autonomia abitativa, del rapporto col sistema giustizia. Avere ben presente questo intreccio di piani è fondamentale nella ricerca di risposte complesse e multi-livello che supportino in modo credibile l’emancipazione delle donne dalla violenza”.









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