
L’indagine, condotta sotto l’egida della locale Procura della Repubblica, nella persona della dott.sa Piera Cristina Giannusa e il coordinamento del Procuratore dott. Calogero Gaetano Paci, trae origine da querele presentate da alcune parti offese, una delle quali noto imprenditore rubierese, per aver consegnato ingenti somme (all’incirca 1 milione di euro) a un soggetto di origini calabresi, accreditato peraltro da un terzo soggetto, reggiano, anch’esso indagato per i medesimi reati. I denuncianti avevano rappresentato alla Fiamme gialle di Reggio Emilia di aver pattuito, con la volontà di procedere a un investimento immobiliare, la consegna delle somme all’indagato principale, ma che, trascorso un congruo lasso di tempo, non vedendo un ritorno tangibile dell’investimento, hanno invano tentato di recuperare le somme senza rientrarne in possesso.

Una volta ricevuti i bonifici, non solo però le parti offese non conseguivano la proprietà di alcun immobile tra quelli proposti, ma non ricevevano nemmeno la restituzione dell’ingente denaro versato.
I finanzieri reggiani, a seguito di approfondimenti specifici, constatavano la riconducibilità in capo al principale indagato di quattro autovetture di lusso schermate da una società da lui rappresentata.
In particolare, una Aston Martin del valore di 187 mila euro, un’Audi A6 (intestata alla compagna di origini brasiliane) del valore di 84 mila euro, un’Audi RS6 del valore di 150 mila euro e un’Alfa Romeo Giulia del valore di 35 mila euro. La posizione fiscale della società intestataria delle auto è risultata fortemente incongrua rispetto al possesso di questi beni.
L’autorità giudiziaria, informata di queste circostanze dalla Guardia di Finanza, ha ritenuto di poter suppore che le auto fossero state acquistate con i proventi dell’attività delittuosa, e peraltro in evasione d’imposta, disponendone quindi il sequestro.




