È iniziato in Piazza Re Enzo il montaggio del nuovo ingresso che porterà al Cinema Modernissimo e agli spazi espositivi della Cineteca nel Sottopasso: una “lanterna”, nelle parole di chi l’ha immaginata, il maestro della luce marionanni, approvata dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio, che consentirà una discesa accessibile a tutti. Un ingresso di grande funzionalità, di cui potranno usufruire tutte le persone con disabilità o con limitazioni motorie, e che segnalerà in superficie, con una struttura il cui disegno appare quello di una grande “M”, la presenza del Modernissimo.

L’accesso pubblico al Cinema Modernissimo, la cui fine lavori è programmata per febbraio 2024, sarà quindi situato in Piazza Re Enzo, in corrispondenza di una delle discese ai sottopassi novecenteschi, e sarà realizzato sotto la direzione dello stesso marionanni, che ha immaginato “una discesa nella storia della città, che diventa scenografia di ombra e di luce in continuo dialogo con il sole”. Anche l’insegna del cinema parteciperà a questo movimento: sorretta da sostegni metallici, dialogherà con il sole proiettando le sue ombre sulla pavimentazione della piazza durante la giornata e diventando sorgente di luce artificiale nelle ore notturne.

La nuova “porta” si sviluppa planimetricamente in direzione sud-nord, ponendosi come protezione per chi accede allo spazio sotterraneo, ed è costituita da pareti inclinate in vetro unite da centine curve in acciaio. Scendendo le scale, si apprezzerà che la parete di destra presenterà la stessa inclinazione della vetrata superiore, così da aumentare l’ampiezza della discesa. La pavimentazione è realizzata con basoli di granito rosa, per conferire continuità visiva al selciato della piazza.
Le pareti longitudinali della struttura, disposte con inclinazione variabile, sono realizzate in lastre di vetro temperato; travi reticolari in acciaio sostengono la copertura, il cui manto è coperto da lastre di zinco-titanio.

Testo artistico di marionanni:

il progetto del cinema modernissimo, che parte nel 2018, aveva una grande necessità, creare una porta di ingresso, una via di accesso alla galleria, al caffè, al teatro, alla sala cinematografica, accessibile a tutti.
il mio progetto parte dall’idea di creare una porta che colleghi la città alla metropolitana della cultura, alla galleria espositiva, alla cineteca, al caffè, al teatro, alla sala cinematografica, lasciando però inalterata la pavimentazione storica e appoggiandosi sopra con modestia e rispetto del luogo.
una porta che unisce luce naturale (sole, luna, stelle) alla luce artificiale, una porta per tutti, che ci guidi e ci faccia entrare in un mondo nuovo, il mondo dei sogni legato al cinema, una lanterna che diventi esperienza, funzionalità, comunicazione, sogno. una lanterna, un’opera unica che colleghi la storia della nostra città proiettandola nella contemporaneità e nel futuro di un sogno nuovo, un sogno per tutti. lodiamo i tempi antichi per imparare a vivere nei nostri
scendendo le scale in cemento armato veniamo accompagnati alla nostra sinistra da una parete colorata in rosso bologna, esposta a sud, mentre alla nostra destra una parete in cemento armato inclinata a segnarci la via, e rifinita con tessitura da tela pittorica riceve sfumature di colore proprio attraverso il sole che entra all’interno e come un lume secondario andrà a riflettere sulla parete rossa creando sfumature di luce e gradazioni di colore sempre diverse e irripetibili
a sinistra si trova anche un affaccio sull’antica via romana, reperto archeologico importantissimo che ci permette di ricondurre il nostro sguardo alla storicità della città.
il pavimento della galleria disegnato appositamente coi colori dei bianchi e delle sfumature del blu e del nero che ci guidano verso la sala cinematografica come raggi luminosi fino ad arrivare al grande banco bar.
il bancone bar è visto come una tela d’arte in sé, un luogo di molteplici esperienze e interazioni. la superficie diventa una piattaforma artistica per esplorare giochi di luci, ombre, prospettive, forme, colori e profondità attraverso l’uso di strati di tela sovrapposti e dipinti. questo concetto trasforma l’idea di un semplice spazio, come il fronte di un bancone bar, in un’opera d’arte, con la sua alchimia geometrica, l’evocazione primordiale e la rappresentazione riflessa di una miscellanea di luce naturale e luce artificiale. il lavoro artistico di un’opera di 12 metri quadrati che vive e trasforma l’ambiente attraverso le persone che la guardano, la toccano, la accarezzano, la sfiorano, la usano trasmettendo emozioni attraverso un gioco di ombre e luci.
il collegamento tra quadro e pavimento si unisce dall’insieme dei vari segni e delle prospettive che si sono create in continuità con lo spazio.
marionanni