
Ovviamente, l’interesse dell’indagato si era concentrato sui rifiuti con un possibile pregio economico, tra cui rifiuti metallici e apparecchiature elettroniche ed elettriche fuori uso, come componenti di frigoriferi, smerigliatrici e avvitatori, decoder, bollitori, telefoni cordless e cellulari, componenti sparsi di p.c., elettrodomestici cavi elettrici e di computer, ma anche parti meccaniche di un trattore, oltre che rifiuti plastici.
Tali rifiuti, prelevati illegalmente dal soggetto che agiva da solo in modo indisturbato all’interno dell’ecocentro, erano presumibilmente destinati ad alimentare il mercato nero della rivendita di materiali metallici presso centri di recupero. I furti di rifiuti presso le isole ecologiche rappresentano un problema noto e tristemente diffuso nella zona: si tratta infatti di un vero e proprio fenomeno di microcriminalità che, oltre a influenzare negativamente il buon funzionamento degli ecocentri e il corretto ciclo di smaltimento e recupero dei rifiuti conferiti dagli utenti autorizzati, è in grado di alimentare un vero e proprio mercato illegale. Una volta prelevati dalle isole ecologiche, infatti, i rifiuti sono spesso processati illegalmente, con tecniche del tutto illecite e potenzialmente dannose per l’ambiente (come, ad esempio, l’abbruciamento di cavi, l’abbandono sul suolo delle componenti di minor valore, la dispersione di liquidi o gas a seguito dello smontaggio di componenti) al fine di estrarne gli elementi di maggior valore, come rame, piombo, argento e silicio. Per prevenire e reprimere il fenomeno, si intensificano i controlli da parte dei Carabinieri Forestali su tutta la provincia reggiana.




