
La Procura aveva evidenziato nel proprio atto di appello la sistematica e reiterata violenza fisica e psicologica perpetrata dall’imputato ai danni della compagna convivente, nonché l’attendibilità delle dichiarazioni rese dalla persona offesa, confermate da riscontri testimoniali, referti medici e relazioni psichiatriche. I fatti, verificatisi tra l’ottobre 2022 e l’agosto 2023, si erano sviluppati in un contesto di quotidiane vessazioni domestiche, con insulti, minacce, umiliazioni pubbliche, privazioni della libertà, aggressioni anche in presenza del figlio minore della vittima, all’epoca di circa 10 anni.
La Corte ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato anche in ordine al reato di maltrattamenti in famiglia e alle lesioni personali aggravate commesse nei giorni 12 maggio e 18 giugno 2023, in continuazione con i fatti del 13 agosto 2023, e con l’aggravante dell’uso di un’arma impropria. All’esito del giudizio d’Appello, l’imputato è stato condannato alla pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione, al risarcimento del danno in favore delle parti civili, da liquidarsi in separato giudizio, con conferma della provvisionale di euro 10.000, già disposta in primo grado, e al rimborso delle spese processuali del presente grado, liquidate in euro 4.140 oltre accessori di legge, in favore dello Stato, in quanto le parti civili risultano ammesse al patrocinio a spese dello Stato.
La Procura sottolinea la rilevanza della decisione, che riconosce la gravità e la continuità delle condotte violente contestate, restituendo piena centralità alla tutela delle vittime di violenza domestica e dei minori esposti a contesti familiari disfunzionali.




