“Il calo demografico non può diventare una scorciatoia per tagliare la scuola pubblica: al contrario, deve essere l’occasione per investire sulla qualità della didattica, sul lavoro di chi ogni giorno opera nelle scuole e sul diritto di bambine, bambini e adolescenti a un’istruzione attenta e di prossimità. Le scelte sul dimensionamento non possono indebolire i territori più fragili né allontanare la scuola dalle comunità: la scuola è un presidio fondamentale di coesione sociale e il futuro dei nostri ragazzi non può essere oggetto di meri riequilibri numerici”.

L’appello arriva dall’assessora alle Politiche educative del Comune di Modena Federica Venturelli, che interviene sul tema del ridimensionamento della rete scolastica deciso dal Governo e che coinvolge anche l’Emilia-Romagna, formalmente commissariata dall’Esecutivo per non aver adottato il piano di riduzione delle autonomie scolastiche.

“Difendere la scuola pubblica – prosegue Venturelli – non è una battaglia ideologica né una contrapposizione istituzionale, ma una scelta di responsabilità. Quando si riducono le autonomie, non si tagliano solo strutture amministrative: si riduce la presenza educativa, si rende più difficile il lavoro di dirigenti, insegnanti e personale scolastico e si indebolisce la relazione quotidiana tra scuola, famiglie e territorio”.

Secondo l’assessora, il calo demografico che interessa l’intero Paese deve essere affrontato con una visione diversa: “Siamo davanti a un cambiamento strutturale che non può essere governato esclusivamente attraverso logiche di contenimento. Meno studenti non significa meno scuola, ma può e deve significare classi più seguite, maggiore qualità didattica, più attenzione ai bisogni educativi e relazionali di studenti e studentesse, migliori condizioni di lavoro per chi opera nei servizi educativi”.

Venturelli sottolinea come scelte di ridimensionamento calate dall’alto rischino di colpire in modo sproporzionato proprio i contesti più delicati: “I territori più fragili non possono permettersi di perdere la scuola come presidio di prossimità. Dove la scuola arretra, arretra anche la comunità. Per questo – conclude – è necessario un cambio di prospettiva: investire sul sistema scolastico, rafforzarlo e accompagnarlo nelle trasformazioni demografiche, invece di indebolirlo, significa investire sul futuro del Paese e sulle nuove generazioni”.