Sabato 7 febbraio, alle ore 10 alla Biblioteca San Pellegrino-Marco Gerra di Reggio Emilia (Via Rivoluzione d’Ottobre 29) è in programma una mattinata di approfondimento e sensibilizzazione in occasione della Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili (Mgf) che viene ricordata in tutto il mondo il 6 febbraio.
L’iniziativa – promossa dal Comune di Reggio Emilia in collaborazione con il Tavolo Interistituzionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili, di cui il Comune è capofila – prevede i contributi di esperti socio-sanitari impegnati nel contrasto e nella prevenzione, e la preziosa testimonianza di un gruppo di donne della comunità egiziana di Montecchio, con un intervento della loro referente Sara El Meligy.
Ad aprire la mattinata saranno gli interventi della consigliera Luisa Carbognani, presidente della Commissione consiliare “Servizi sociali, sanità, assistenza” e dal direttore delle Attività Socio Sanitarie dell’Ausl Irccs di Reggio Emilia Alberto Ravanello. A seguire sono previsti contributi di Valentina Parrotti, ostetrica presso Arcispedale Santa Maria Nuova, Andrea Foracchia, presidente Medici con l’Africa Cuamm Modena e Reggio Emilia e della dottoressa Elena Ferrari, referente per Pediatri di Libera Scelta di Reggio Emilia. Ci sarà anche un approfondimento sul tema delle mutilazioni da un punto di vista giuridico con il contributo dell’avvocata Giovanna Fava Forum Donne Giuriste
L’appuntamento rientra in un ampio progetto di sensibilizzazione, informazione, formazione e prevenzione per il contrasto delle mutilazioni genitali femminili promosso dal Tavolo interistituzionale, e si inserisce nel lavoro che il Comune porta avanti da tempo grazie anche all’adesione al progetto regionale per “la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”.
“Da oltre vent’anni Reggio Emilia lavora sulla prevenzione, l’informazione e la formazione per difendere donne e bambine che si trovano a sopportare le sofferenze dovute alle MGF– dice l’assessora alle Pari opportunità Annalisa Rabitti –. Non esistono ragioni né sanitarie né religiose o socio culturali che possano giustificare il ricorso a una pratica che infligge alle donne dolori, lacerazioni e ferite fisiche e psichiche che accompagneranno per sempre la loro vita. Proprio per questo riteniamo fondamentale continuare a lavorare sul piano della formazione e della prevenzione attraverso una narrazione integrata, completa ed inclusiva, che mette in evidenza anche l’attivismo delle donne africane, dei paesi arabo musulmani, dell’Asia e di tutti coloro che hanno militato e militano per contrastare le MGF. I risultati raggiunti finora grazie al coinvolgimento delle comunità presenti sul territorio reggiano sono una dimostrazione che la strada della prevenzione, del dialogo, del confronto anche su temi delicati come le Mutilazioni Genitali Femminili, è possibile”.
“Il tema delle Mutilazioni Genitali Femminili è complesso e delicato, richiamando anche aspetti culturali che sarebbe semplicistico trattare solamente come appartenenti a un mondo lontano dal nostro – dice Alberto Ravanello, direttore delle Attività Socio Sanitarie dell’Azienda Usl Irccs di Reggio Emilia -. Il valore aggiunto dell’affrontare il tema all’interno del Tavolo Interistituzionale è proprio quello di mettere insieme sguardi, professionalità, culture diverse con lo stesso intento di far emergere le sofferenze delle persone e, partendo da queste, delineare azioni che portino ad affrontare il tema senza semplificazioni e polarizzazioni: in questo senso il coinvolgimento e l’ingaggio delle donne delle comunità straniere riveste un aspetto fondamentale”.
Anche le Biblioteche comunali partecipano alle iniziative di sensibilizzazione sulle Mgf grazie all’allestimento di una vetrina online consultabile alla pagina https://opac.provincia.re.it/opac/list/mutilazioni-genitali-femminili/421220769552 , con una selezione di libri a tema posseduti dalle biblioteche cittadine e provinciali del sistema bibliotecario reggiano. Tutti i materiali in lista, sono accessibili al prestito e posseduti dalla Panizzi e/o dalle biblioteche del Sistema bibliotecario Reggiano.
Sempre nell’ottica di lavorare sulla prevenzione e la formazione, il prossimo 16 aprile è in programma una formazione rivolta ai mediatori e agli operatori socio sanitari con un approfondimento della giornalista Emanuela Zuccalà, autrice del docufilm “La scuola nella foresta” che indaga il tema delle mutilazioni genitali femminili. Il programma prevede a seguire un work cafè a piccolo gruppo coordinato dai referenti del tavolo, per approfondire alcuni aspetti e focalizzare l’attenzione e la riflessione sui cinque ambiti sanitario, sociale, legale, culturale e comunicativo-relazionale.
LE MGF – L’Organizzazione mondiale della Sanità definisce le mutilazioni genitali femminili come “forme di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili, effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche”. L’espressione è stata adottata nel 1990 ad Addis Abeba dai 118 delegati di 28 Paesi e varie agenzie dell’Onu.
Si stima che nel mondo siano circa 200 milioni le donne e le bambine che hanno subito e convivono con una mutilazione genitale. Entro il 2030, se non si attueranno strategie di contrasto e di educazione, si prevede che saranno 68 milioni le donne e le bambine a rischio. Il 6 febbraio si celebra la giornata mondiale indetta dall’Onu per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili. Il 20 dicembre scorso l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione di messa al mando universale di questa pratica, ora però spetta agli stati membri approvare leggi per mettere fine all’impunità, proteggere le donne e organizzare protezione e assistenza sanitaria e psicologica per le vittime. Sembra una realtà lontana, confinata a zone circoscritte dell’Africa, e invece l’immigrazione ha portato la pratica fin qui, nonostante i divieti esistenti in Italia in altri paesi europei. “Dal punto di vista antropologico – si legge su una nota diffusa da Genere femminile in questi giorni – secondo la prospettiva della cultura d’origine, le mutilazioni costituiscono il diritto di accesso alla comunità delle donne, al proprio ruolo sociale e garantiscono, in relazione al matrimonio, l’accettazione da parte dell’uomo. Da un punto di vista medico, in una prospettiva occidentale, le mutilazioni possono avere effetto sulla sfera della sessualità e nei rapporti; costituire un limite importante al parto; complicare le infiammazioni e il decorso delle patologie e rischiare di ridurre la salute riproduttiva della donna”.
Da tempo il Comune di Reggio Emilia si è impegnato su questo tema, aderendo al progetto regionale per “la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile” che fa riferimento alla legge del 2006, e promuovendo diverse iniziative di informazione, formazione e di sensibilizzazione per il contrasto delle MGF.
A tale proposito ha promosso la formazione di un Tavolo interistituzionale composto da: Servizi comunali, Azienda Usl-Irccs di Reggio Emilia, Istituzione Scuole e Nidi d’infanzia, Ordine dei Medici chirurghi e degli odontoiatri di Reggio Emilia, Fondazione Mondinsieme, associazione NondaSola di Reggio Emilia, Forum Donne giuriste di Reggio Emilia, Associazione Italiana Donne Medico, Associazione medici con l’Africa di Modena e Reggio Emilia, associazione Donne immigrate dell’Emilia-Romagna, Comunità egiziana di Montecchio e di Reggio Emilia, Organizzazione italo-marocchina di amicizia e cooperazione di Reggio Emilia e provincia (Oimac), Comunità nigeriana di Reggio Emilia, Unicef, Amnesty International.
In quest’ottica di collaborazione, il 6 febbraio 2019, è stato sottoscritto il Protocollo d’intesa per il contrasto alle Mutilazioni genitali femminili, che impegna gli enti, le istituzioni e le associazioni territoriali di riferimento a condividere e rendere più efficaci le azioni per promuovere sinergie di intervento in materia di contrasto alle mutilazioni genitali femminili, ognuno con la propria competenza. Il documento mira inoltre a creare una sinergia tra i vari livelli istituzionali e i soggetti privati attivi sul territorio per una rete finalizzata al contrasto delle mutilazioni genitali femminili, prevedendo anche un piano di azione che contenga strategie e metodologie di lavoro condivise al fine di conoscere e contrastare i vari aspetti del problema. Con il Protocollo si gettano dunque le basi per un comune impegno sul piano politico/culturale attraverso interventi di sensibilizzazione e azioni di tipo operativo nelle istituzioni, nella scuola, nel lavoro e in qualsiasi ambito di socializzazione.




