Martedì 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle foibe e degli esuli istriani, fiumani e dalmati che, nel secondo dopoguerra, dovettero abbandonare le loro terre.  Per l’occasione, l’Amministrazione di Vignola ha programmato due iniziative.

Innanzitutto, la sindaca Emilia Muratori e l’assessora all’Istruzione Daniela Fatatis hanno inviato una lettera ai dirigenti scolastici del territorio affinché l’importanza e il valore della Giornata vengano trasmessi a tutta la comunità scolastica, mentre per il tardo pomeriggio di mercoledì 11 febbraio è stato organizzato uno specifico incontro pubblico, in Biblioteca, in collaborazione con la Fondazione Fossoli e l’Istituto Storico. L’incontro si propone di approfondire le vicende degli esuli che furono accolti al Villaggio San Marco, nel campo di Fossoli, tra il 1954 e il 1970. Interverranno infatti Marika Losi della Fondazione Fossoli e Lucia Castelli, studiosa di origini familiari istriane e nata proprio nel Villaggio San Marco, autrice della mostra Italiani d’Istria. Chi partì e chi rimase.

L’appuntamento per tutti gli interessati, come detto, è per mercoledì 11 febbraio alle ore 18.30 presso la Biblioteca F. Selmi.

Questo, invece, è il testo completo della missiva inviata alle scuole del territorio:

Egregi dirigenti,

a pochi giorni dalle celebrazioni in occasione della Giornata della Memoria in onore della vittime della Shoa, ci ritroviamo a commemorare le vittime delle foibe e gli esuli istriani, fiumani e dalmati nel Giorno del Ricordo. L’Amministrazione Comunale chiede la vostra collaborazione affinché il nostro messaggio giunga a tutta la comunità scolastica di Vignola, perché alle nuove generazioni rimanga il monito di una discriminazione che mai più deve ripetersi. Si riporta l’Articolo 1, Legge 92 del 30 marzo 2004 nella sua interezza a sottolineare l’importanza non solo della giornata ma anche del valore educativo e formativo che tali ricorrenze hanno nel percorso di crescita del senso civico e di comunità dei nostri bambini e ragazzi.

“La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Nella giornata di cui al comma 1 sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì’ favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero”.

In occasione del Giorno del Ricordo, invitiamo le scuole di ogni ordine e grado ad effettuare, secondo le diverse età degli studenti, un momento di riflessione, la lettura dell’articolo 1 che istituisce la giornata ed a rammentare le vicende storiche che hanno portato a tale ricorrenza. Il 10 febbraio del 1947, infatti, pone fine al secondo conflitto mondiale e fissa la data in cui i trattati di pace assegnano in modo definitivo l’Istria e la Dalmazia alla Jugoslavia. Dall’armistizio dell’8 settembre 1943 fino al maggio 1945, contro gli italiani fu scatenata una dura persecuzione da parte degli uomini di Tito. Tale azione fu mascherata come azione di guerra contro il regime fascista. Migliaia di uomini, donne e bambini vennero affamati, massacrati e gettati, spesso ancora vivi, nelle foibe; profonde cavità carsiche di origine naturale. Il Giorno del Ricordo, però, non è solo dedicato al dramma di chi ha perso la vita nelle foibe, ma è anche il giorno dei trecentocinquantamila italiani costretti ad abbandonare la loro terra per essere sfollati al di là del nuovo confine. In un contesto di guerra pieno di angoscia e politicamente confuso, i profughi giuliani furono considerati un peso ulteriore alle privazioni della guerra, per coloro che non ebbero parenti o amici in grado di accoglierli, furono in maggioranza relegati campi profughi dove restarono per anni. Oggi il comportamento vile e odioso degli aguzzini del tempo ci appare lontano, relegato ad un contesto storico-politico terribile e disperato. Ma ricordare ci aiuta a comprendere quanto sia labile il confine che ci separa da tragedie molto simili che si consumano oggi nel mondo.

La storia si ripete in tutte quelle terre in cui la guerra e le devastazioni colpiscono la popolazione innocente. Quei popoli che oggi bussano alle porte dei confini europei, un tempo furono italiani istriani vittime di una follia vendicativa. Certi di ricevere da voi la dovuta collaborazione per la diffusione di questa lettera, affinché alle nuove generazioni rimanga un perpetuo richiamo al senso di responsabilità contro queste orribili vicende, per rendere più forte il senso di uguaglianza, equità e democrazia.