Dalla Puglia a Reggio Emilia: continua a minacciare l’ex moglie nonostante sia già detenutoNonostante la detenzione a seguito di una condanna ricevuta nel processo Aemilia, un uomo di 52 anni, originario della Calabria, ha continuato a perseguitare l’ex moglie. Incapace di accettare la fine della relazione, ha messo in atto una serie di comportamenti persecutori in progressiva escalation: dalle minacce telefoniche all’invio di numerose lettere, fino a tentare di screditarla presso il datore di lavoro. Nemmeno i figli sono stati risparmiati, sottoposti a continue chiamate e videochiamate attraverso le quali l’uomo cercava di monitorare ossessivamente gli spostamenti e le frequentazioni della madre.

A seguito di tali comportamenti, la donna si è rivolta ai Carabinieri della Stazione di Casalgrande che, al termine delle indagini, hanno denunciato l’uomo alla Procura della Repubblica per i reati di atti persecutori e utilizzo illecito di dispositivi di comunicazione da parte di soggetti detenuti. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia, ha pienamente condiviso le risultanze investigative e richiesto al GIP l‘emissione di unordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’indagato. Questa misura è stata eseguita dai Carabinieri della Stazione di Gravina in Puglia, riportando l’uomo in carcere dopo che si trovava in regime di detenzione domiciliare dal 29 gennaio scorso.

Le indagini hanno evidenziato come l’uomo non abbia mai smesso di esercitare pressioni psicologiche sulla vittima, ignorando completamente le restrizioni imposte dall’Autori Giudiziaria. Nonostante la distanza geografica e la condizione detentiva, già poche ore dopo essere stato scarcerato aveva iniziato a tempestare di chiamate e videochiamate l’ex moglie, minacciandola. In diverse occasioni le sue minacce hanno assunto toni estremamente preoccupanti. L‘ossessione dell’indagato si è concretizzata anche nel controllo sui minori, interrogati ripetutamente per ottenere informazioni sullabitazione e sugli spostamenti della madre. Inoltre, l’uomo avrebbe cercato di danneggiarla sul piano sociale e professionale, contattando il suo datore di lavoro con lintento di farle perdere l’occupazione e diffamandola come persona pericolosa per lazienda.

Le sue condotte, caratterizzate da una gravità esasperata e aggravate da collegamenti con ambienti malavitosi, hanno indotto nella vittima una condizione di grave e continuo stato dansia, oltre al timore per la propria incolumità. Considerata l’evidente inefficacia della detenzione domiciliare violata in più occasioni dall’uomo per continuare con i suoi atti persecutori, la Procura ha ritenuto necessaria e proporzionata la richiesta della custodia cautelare in carcere per prevenire ulteriori gesti ancora più gravi.

Le indagini rimangono tuttora in corso e proseguiranno con gli opportuni approfondimenti al fine di stabilire le eventuali ulteriori azioni da intraprendere nell’ambito del procedimento penale.