“Il viaggio che compiono le persone migranti per arrivare in Italia – caratterizzato da traumi, cambiamenti alimentari e condizioni di vita estreme – lascia un’impronta misurabile sulla loro salute intestinale, e queste alterazioni potrebbero aumentare la vulnerabilità a infezioni e infiammazione, rendendo ancora più fragile una popolazione già esposta a molteplici rischi sanitari”. A parlare è Marco Candela, professore al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, coordinatore di un’indagine sullo stato del microbioma intestinale dei richiedenti asilo in arrivo in Italia.
Pubblicato su Scientific Reports, lo studio ha rivelato un forte squilibrio dell’ecosistema batterico intestinale, probabilmente legato alle condizioni estreme affrontate durante il viaggio migratorio. In particolare, è emersa una significativa perdita di diversità microbica e un incremento di batteri opportunisti: tutti segnali che suggeriscono possibili ricadute negative sulla salute e sulle condizioni sanitarie dei rifugiati.
“La migrazione forzata non è solo un fenomeno geopolitico: è un evento con un impatto determinante sulla salute delle persone”, aggiunge Candela. “Monitorare il microbioma dei richiedenti asilo significa quindi comprendere meglio le loro esigenze di salute e poter intervenire in modo più efficace”.
Secondo il Rapporto Mondiale sulle Migrazioni, realizzato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), dal 1970 a oggi il numero di migranti a livello globale è più che triplicato. Si stima che, a partire dal 2008, sono in media 21,5 milioni le persone costrette a migrare ogni anno. Nel 2024, l’Italia è stata il paese europeo che ha accolto il maggior numero di migranti in arrivo via mare: in totale 41.617 persone.
Nonostante le informazioni sulle condizioni di salute delle persone che sbarcano sulle nostre coste siano scarse, gli studiosi sottolineano come sia fondamentale monitorare l’impatto del viaggio migratorio sulle loro condizioni fisiche. Per questo, grazie a un anno di sorveglianza microbiologica al centro di accoglienza per richiedenti asilo di Borgo Mezzanone (Foggia), hanno deciso di analizzare il microbioma intestinale di 79 richiedenti asilo appena giunti in Italia da paesi africani. I dati ottenuti sono stati poi confrontati con il microbioma di popolazioni rurali e urbane di diversi continenti, oltre che con un gruppo di cittadini italiani.
Dall’analisi emerge che il microbioma dei rifugiati si colloca in una posizione peculiare: mantiene infatti alcune caratteristiche tipiche delle popolazioni rurali di origine, ma mostra allo stesso tempo segni evidenti di stress, disbiosi e perdita di taxa microbici considerati sensibili e benefici.
“Il microbiota delle persone rifugiate è significativamente meno diversificato rispetto a quello delle popolazioni rurali africane da cui molti di loro presumibilmente provengono e mostra un incremento di batteri opportunisti spesso associati a stati di infiammazione o a condizioni di stress psico-fisico”, spiega Giorgia Palladino, assegnista di ricerca al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna e prima autrice dello studio. “Abbiamo infatti osservato la perdita di diversi microrganismi che sono tipici del microbiota delle popolazioni non industrializzate e sono noti per sostenere funzioni cruciali per la salute intestinale: un segnale precoce di squilibrio microbico che merita attenzione clinica e sanitaria”.
Gli studiosi sottolineano l’urgenza di considerare il microbioma come indicatore di salute nelle politiche di accoglienza e auspicano che questi risultati contribuiscano a una maggiore attenzione verso la salute dei rifugiati in arrivo nei paesi europei.
“Comprendere in che modo il viaggio e le condizioni di transito influenzino il microbiota può aiutarci a progettare interventi mirati”, conferma Palladino. “Questi dati potrebbero rivelarsi utili ad esempio nel supporto nutrizionale, nella prevenzione delle infezioni e nella gestione dello stress”.
Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports con il titolo “Gut microbiome structure in asylum seekers newly arrived in Italy from Arica”. Gli autori sono Giorgia Palladino, Daniel Scicchitano, Silvia Turroni, Simone Rampelli e Marco Candela della Microbiome Science and Biotechnology Unit, attiva al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, insieme a Marianna Marangi dell’Università degli Studi di Foggia (Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale).




