La Regione Emilia-Romagna proporrà di estendere a tutto il territorio regionale un protocollo Immigrazione su ispirazione di quello sottoscritto nel 2022 tra la Prefettura di Ravenna e l’Ausl Romagna.
Ad annunciarlo, rispondendo a un’interrogazione a risposta immediata sull’indagine aperta nei confronti di sei medici del reparto di Malattie infettive di Ravenna, l’assessore alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi.
“Ritengo di fondamentale importanza richiamare l’esperienza avviata proprio nel territorio ravennate, che rappresenta un passaggio importante e innovativo sotto il profilo istituzionale e organizzativo- ha spiegato Fabi-. Mi riferisco al Protocollo Immigrazione sottoscritto il 26 settembre del 2022 tra la Prefettura di Ravenna e l’Ausl della Romagna, in maniera specifica il Presidio ospedaliero Santa Maria delle Croci di Ravenna. Tale atto- ha proseguito l’assessore- costituisce la prima formalizzazione di un percorso condiviso nel quale vengono definiti in modo chiaro ruoli, responsabilità, modalità operative e garanzie sanitarie nell’ambito delle valutazioni di idoneità alla permanenza in comunità ristretta”.
Un impianto che è stato ulteriormente strutturato sul piano organizzativo attraverso l’adozione, a maggio 2025, della Procedura aziendale Pa 302 – “Accertamento delle condizioni di salute per l’ingresso nei Centri di permanenza per i rimpatri”, che disciplina il percorso ospedaliero, i setting di valutazione, le professionalità coinvolte e le modalità di rilascio della certificazione medica per la valutazione delle condizioni di salute per l’ingresso e la permanenza di un cittadino straniero nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), in conformità con quanto stabilito dalla direttiva Lamorgese. La procedura ha trovato applicazione nei Presidi ospedalieri di Ravenna, di Rimini e di Forlì, a seguito di richieste specifiche provenienti dalle competenti Questure degli ambiti territoriali dell’Ausl Romagna.
“Riteniamo- ha detto ancora Fabi- che questa esperienza costituisca una buona pratica istituzionale, poiché consente di superare ambiguità operative, garantire uniformità procedurale e rafforzare la tutela della salute sia della persona interessata sia degli operatori coinvolti”. Dunque, “in attesa di interventi e normative nazionali di dettagli, è su questa base che la Regione Emilia-Romagna prevede di promuovere un’estensione del modello a tutto il territorio regionale, favorendo la definizione di protocolli analoghi tra Aziende sanitarie e Prefetture, così da assicurare omogeneità, chiarezza delle responsabilità e piena coerenza con la normativa vigente in ogni ambito provinciale”.



