È stato completato il restauro di una delle cosiddette Stanze del Vescovo a Palazzo dei Pio e, dopo oltre due secoli, rivedono la luce lo splendido fregio sulla sommità delle pareti e il soffitto a cassettoni in legno che risalgono all’epoca di Alberto III Pio, circa tra il 1518 e il 1520.
Il cantiere per il ripristino della sala, che si trova al primo piano, accanto alla sala Manuzio, era partito la scorsa primavera e i lavori, approvati dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Bologna, hanno riguardato il consolidamento della struttura e il restauro delle pareti e del soffitto che fino al 2020 erano stati nascosti da un controsoffitto realizzato nel tardo Settecento, quando si rese necessario dotare il vescovo di una dimora provvisoria dopo che Carpi era stata elevata a diocesi nel 1779. Dopo la cessione del Palazzo al Municipio, le stanze del vescovo furono occupate per breve tempo dalla Cassa di Risparmio e successivamente, dal 1914 al 2005, dalla Biblioteca. Le opere che hanno riportato la sala al suo antico splendore concludono il più ampio intervento iniziato nel 2021 per la riparazione dei danni e il rafforzamento del Palazzo a seguito del sisma del 2012.
In occasione della conclusione del restauro, i Musei di Palazzo dei Pio hanno organizzato un’apertura straordinaria della sala proponendo tre visite guidate sabato 7 marzo, con cadenza oraria partendo dalle 15. Le visite sono gratuite ma i posti sono limitati ed è necessario prenotarsi on line (da martedì 3marzo alle 9, al link: https://prenota-eventi.comune.carpi.mo.it/prenota-eventi/museipalazzopio-visiteguidate/). Le visite saranno condotte da Monica Nascig, direttrice dei lavori di restauro, e Manuela Rossi, direttrice dei Musei di Palazzo dei Pio. Per partecipare in sicurezza, occorrono un abbigliamento comodo e scarpe chiuse senza tacco, con suola di gomma.
Il restauro di questa Stanza ha permesso di riportare alla luce il fregio che decora la sommità delle pareti e che raffigura motivi a grottesca rappresentanti tralci e fogliame abitati da putti, fauni, prigioni e amorini che emergono dall’azzurrite impiegata per il fondo. Il fregio è delimitato sopra e sotto da cornici che simulano modanature architettoniche, dipinte nei toni caldi dell’ocra gialla e della terra di Siena che si legano perfettamente al soffitto di legno.
Il soffitto cinquecentesco è formato da tre travi che scandiscono lo spazio in quattro campate su cui poggiano i travetti che sorreggono il tavolato di copertura; listelli, tavolette e cornici completano il tutto e ogni elemento è dipinto a tempera: listelli, cornici, travetti e travi sono decorati serialmente con motivi a fiori e foglie; il tavolato è dipinto ad azzurrite e al centro erano applicati rosoni intagliati in legno e decorati con foglia d’oro di cui rimangono pochissimi esemplari. Le tavolette del soffitto, in cui si alternano il rosso intenso e il blu, oltre ai motivi a grottesca esibiscono due diversi motivi araldici, sostenuti ai lati da delfini, nei quali si identificano lo stemma della famiglia Orsini, dalla quale proveniva Cecilia, la moglie di Alberto III, e l’insegna araldica dei Pio di Savoia oltre ad altre imprese riferibili ad Alberto Pio che si trovano anche in altre aree rinascimentali del complesso. Sia il fregio ad affresco che il soffitto apriranno nuove strade di studio e ricerca su un’area del Palazzo, quella delle sale rinascimentali a sud del Cortile d’onore, che studi passati hanno individuato come l’area della “segreteria” di Stato della piccola signoria dei Pio da Carpi.
La sala si trovava in uno stato di generale degradazione, sommatasi nel corso dei secoli e dovuta sia al trascorrere del tempo e a cause naturali sia ai successivi interventi per adattarla ai diversi usi. Il soffitto, in particolare, anche se a oggi non sono emerse fonti scritte che documentino incendi avvenuti in questa sala, presentava tracce inequivocabili di un incendio forse generato dal camino presente sulla parete nord e che ha interessato le travi e gli altri elementi lignei del soffitto in cui sono evidenti i danni provocati dalle fiamme.
Gli interventi strutturali hanno riguardato il consolidamento delle strutture di legno, con il rinforzo degli appoggi di travi e travetti sulla muratura e il ripristino della tessitura muraria dei paramenti interni, mediante scuci-cuci e con iniezioni di malta a base calce naturale a riempimento di lesioni di modesta entità. Il soffitto e le decorazioni pittoriche del fregio, coerenti con gli altri tre ambienti della stessa zona a partire dalla sala Manuzio che è parte del percorso museale, sono stati sottoposti a restauro conservativo con rimozione dei depositi superficiali e degli esiti di attacchi biologici, asportazione delle ridipinture e stuccature non idonee, iniezioni di riadesione dell’intonaco. Sono stati realizzati, infine, nuovi intonaci sulle pareti, nelle porzioni sottostanti il fregio.
L’intervento, del valore di circa 498 mila euro, è stato eseguito dalla Cooperativa Archeologia di Firenze, i lavori sono stati diretti dall’architetta Monica Nascig di Mantova, mentre la direzione operativa era affidata ad Anna Medori di Carmignano (Prato).




