“Ventiquattro anni fa le Brigate Rosse uccidevano Marco Biagi a Bologna, sotto casa sua. Pensavano di fermare un’idea ma non ci sono riusciti. La forza del suo impegno è più che mai dirompente, e lo abbiamo ricordato anche quest’anno in Fondazione Biagi a Modena, per una giornata di confronto. Non è stato un rito. E’ stata una scelta di responsabilità”.
Così Cisl Emilia Centrale ricorda la figura di Biagi, “giuslavorista vero, riformista nel senso più profondo del termine: partiva dalla realtà, non dalle ideologie. Metteva la persona al centro: non le categorie astratte, non i totem ma la persona concreta, che attraversa più lavori, più transizioni, più fasi della vita. Una persona da accompagnare, sostenere, tutelare nella dignità. Stava lavorando a uno Statuto della persona nel mercato del lavoro. Quel progetto è ancora davanti a noi, incompiuto e urgente”, prosegue Cisl.
Il sindacato evidenzia che le trasformazioni che aveva anticipato Biagi – digitalizzazione, discontinuità professionali, nuove fragilità – “sono qui, adesso, più pressanti che mai. L’intelligenza artificiale che trasforma i mestieri. I part time involontari, in gran parte di donne, schiacciati tra lavoro e cura. Le fragilità vecchie e nuove che chiedono inclusione, non carità. Biagi aveva già visto tutto questo. E aveva già indicato il metodo: partecipazione, contrattazione, formazione. Quella lezione oggi cammina sulle nostre gambe. È il compito di un sindacato moderno: non rimpiangere il passato, non subire il cambiamento, ma accompagnarlo e orientarlo, con il coraggio del riformismo e la forza della proposta”.
Allora, non ci sono dubbi: il modo più autentico per onorare Marco Biagi è continuare a lavorare per le riforme. “Perché il futuro è già qui e non ci aspetterà ancora a lungo. Le idee e le grandi riforme, no, non si uccidono”.





