
Il progetto, illustrato dai tecnici della Biblioteca Laura Corsini e Marcello Graziosi, è parte di una più ampia strategia di valorizzazione territoriale volta a creare connessioni tra il cimitero monumentale e altri luoghi significativi della città. “L’obiettivo è quello di far conoscere la storia del nostro cimitero – spiega l’assessora alla Cultura e Turismo Daniela Fatatis – la presenza di opere d’arte di rilievo in alcune delle sepolture e le vicende dei personaggi e delle famiglie illustri. Prevediamo, inoltre, in futuro, il posizionamento di beacon legati all’App Art Place che andranno ad implementare gli itinerari già attivi in città, la realizzazione di brevi podcast contenenti le storie dei luoghi, dei personaggi e delle opere d’arte, l’organizzazione di visite guidate in occasione delle principali manifestazioni”.
Il primo progetto per la costruzione di un nuovo cimitero, destinato a sostituire quello napoleonico non più adeguato allo sviluppo urbano, fu elaborato tra il 1893 e il 1895 dall’ingegnere modenese Carlo Barberi. L’area individuata si trovava lungo l’allora via di Mezzo, oggi via Nazario Sauro, su terreni della famiglia Tosi-Bellucci, la stessa che era proprietaria della villa che diventerà poi la sede del Municipio. Il vecchio cimitero era collocato più vicino al centro, all’incrocio tra via Nazario Sauro e via per Sassuolo, nei pressi dell’oratorio di San Giuseppe e della stazione ferroviaria. A seguito delle critiche legate ai costi del progetto Barberi, il 31 dicembre 1899 il Consiglio comunale approvò una nuova proposta, redatta dall’ingegnere vignolese Augusto Biagini, residente a Bologna. Il cimitero venne costruito sulla base di questo progetto tra il 1899 e il 1903. Il complesso ospita le tombe di importanti famiglie vignolesi – tra cui Tosi-Bellucci, Plessi, Trenti, Leoni, Barbanti Brodano – e di figure illustri come il chimico e patriota Francesco Selmi, il musicista Luigi Gazzotti, l’aviatore Amleto Degli Esposti e il pittore Pietro Minghelli. Tra gli autori delle opere presenti si ricordano Giuseppe Graziosi, Domenico Bernabei, Luigi Bondioli e Ivo Soli.




