
Questo incremento non è frutto di un obbligo di partecipazione, che rimane su base volontaria, ma deriva da una profonda revisione dell’approccio metodologico che ha reso le proposte educative molto più attrattive e rispondenti ai bisogni reali degli adolescenti generando un sensibile miglioramento nella capacità del progetto di mantenere i giovani legati al percorso educativo.
Complessivamente, dal 2022 al 2025 sono stati seguiti 150 casi, di cui 65 segnalati nell’ultima annualità. La provenienza di queste segnalazioni riflette la solidità della rete territoriale, vedendo negli istituti scolastici il principale attore con il 47,7% dei casi, seguiti dai partner del Terzo Settore e dai Servizi Sociali.
L’approccio metodologico si è evoluto per rispondere a situazioni sempre più emergenziali, privilegiando interventi rapidi e mirati che hanno portato all’erogazione di oltre 950 ore di educativa solo nell’ultimo anno. Le attività hanno spaziato dal sostegno scolastico, che rimane l’area di intervento prevalente, a laboratori pratico-manuali, pet therapy e percorsi di inserimento lavorativo, coinvolgendo attivamente una rete di partner che include realtà come Eortè, Effatà, Giravolta e molte altre associazioni locali.
Nonostante i successi, l’analisi dei dati mette in luce sfide cruciali per il futuro, come la necessità di anticipare l’età dell’aggancio educativo per evitare che il disagio si cristallizzi e l’urgenza di un coinvolgimento più profondo delle famiglie.
Gli obiettivi futuri dell’Unione mirano a strutturare percorsi annuali ancora più integrati con le scuole secondarie di primo grado e a rafforzare la collaborazione con il settore profit per offrire concrete opportunità di avviamento al lavoro ai ragazzi che hanno assolto l’obbligo scolastico.
La finalità ultima rimane la promozione del benessere dei giovani e della società intera, trasformando il biasimo per i comportamenti antisociali in azioni concrete di cittadinanza attiva e inclusione.
«Essere giovani non è mai stato semplice – spiega Riccardo Righi, Sindaco di Carpi – ma oggi crescere è ancora più complesso, tra pressioni nuove e riferimenti più fragili. Per questo non possiamo limitarci a giudicare o indignarci: dobbiamo assumerci una responsabilità collettiva, come istituzioni e come comunità. Con Kombolela scegliamo di esserci davvero, costruendo relazioni, presenza educativa e una rete solida tra scuola, famiglie e territorio. Qui nessun ragazzo è etichettato o lasciato solo, ma ascoltato e accompagnato in un percorso di crescita. Per riuscire a dare un futuro migliore a tutti, contribuendo al benessere collettivo».




