
Per oltre quarant’anni di matrimonio, una donna è stata costretta a subire dal marito, un uomo di 63 anni, una serie di abusi che hanno segnato profondamente la sua vita. Offese, minacce di morte, violenze fisiche e la dissipazione del patrimonio familiare dovuta alle dipendenze dell’uomo da droghe, gioco d’azzardo e alcol si sono protratte per decenni, pesando non solo sulla moglie ma anche sulla figlia. Le gravi condotte perpetrate dal marito hanno portato la donna a rivolgersi ai Carabinieri della stazione di Corso Cairoli, dove ha raccontato dettagliatamente i maltrattamenti subiti nel corso degli anni.
A seguito della denuncia presentata alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, sotto la guida del Procuratore Calogero Gaetano Paci, l’uomo è stato accusato di maltrattamenti in famiglia continuati e aggravati, anche perché commessi in presenza di figli minori. La Procura, condividendo le conclusioni investigative dei Carabinieri, ha richiesto e ottenuto dal GIP del Tribunale di Reggio Emilia una misura cautelare: il divieto per l’uomo di avvicinarsi alla moglie, ai figli e ai luoghi da loro frequentati, imponendogli una distanza minima di 1000 metri e vietandogli qualsiasi forma di comunicazione. Inoltre, è stato disposto l’uso del braccialetto elettronico. Tale provvedimento è stato eseguito il 24 marzo 2025.
Le indagini hanno ricostruito un quadro di maltrattamenti iniziati nel lontano 1984. Durante questo lungo arco temporale, l’uomo ha sottoposto la moglie a continue vessazioni psicologiche: insulti ripetuti, minacce pesanti come “Ti ammazzo”, “Ti sgozzo come un capretto“ e “Ti faccio finire sotto terra“. Le violenze includevano spinte, schiaffi, calci e persino il lancio di oggetti; in un’occasione, un mazzo di chiavi scagliato contro la donna le ha provocato una seria ecchimosi. L’uomo umiliava pubblicamente la moglie e dissipava le risorse economiche familiari per alimentare le sue dipendenze. Anche la figlia era vittima di abusi: veniva sottomessa a un rigido controllo e punita con violenze verbali e fisiche. Nonostante le misure restrittive imposte dal tribunale, l’uomo ha reiterato i comportamenti persecutori. Ha ripetutamente violato il divieto di avvicinarsi alla vittima, presentandosi sotto casa o nei luoghi che lei frequentava abitualmente. Ha inoltre continuato a molestarla telefonicamente fino a 30 volte al giorno e inviando messaggi insistenti, ignorando le richieste della donna di interrompere ogni contatto. L’apice delle sue condotte si è verificato quando si è recato sul posto di lavoro della donna per affrontarla e impedirle di lasciare l’area in auto.
Le ulteriori violazioni sono state prontamente segnalate dai Carabinieri di Corso Cairoli alla Procura reggiana, che nel febbraio 2026 ha richiesto e ottenuto un aggravamento della misura cautelare. È stato quindi emesso un divieto di dimora nel Comune e nella Provincia di Reggio Emilia. Il provvedimento è stato eseguito il 25 febbraio 2026 dai Carabinieri della stazione di Reggio Emilia Principale. Nel frattempo, durante l’iter giudiziario, il 4 novembre 2025 l’imputato è stato riconosciuto colpevole dal GIP del Tribunale di Reggio Emilia e condannato a una pena detentiva pari a 1 anno, 9 mesi e 20 giorni. Una volta resa esecutiva la sentenza, il 20 marzo 2026 l’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura ha emesso l’ordine di carcerazione. Il provvedimento restrittivo è stato quindi eseguito ieri dai Carabinieri reggiani: rintracciato l’uomo, questi è stato posto in stato di arresto e condotto in carcere per scontare la pena comminata.




