La rete Modena30 prende atto delle recenti dichiarazioni del Sindaco di Modena riguardo al modello “Bologna Città 30”. Se da un lato il Sindaco solleva critiche sul metodo di attuazione bolognese, dall’altro conferma la necessità di intervenire sulla sicurezza stradale, partendo dalle zone residenziali e dai poli scolastici.

Su questo punto siamo pienamente d’accordo: la sicurezza dei cittadini non è una bandiera ideologica, ma una necessità urbanistica. Tuttavia, criticare il metodo altrui senza proporne uno proprio altrettanto efficace rischia di trasformarsi in un alibi per l’immobilismo. Il programma elettorale del Sindaco parla chiaramente di una “Slow-City”, una città lenta e sicura: è ora di passare dalle parole ai cantieri.

I dati comunali: la realtà oltre le polemiche sul metodo

Indipendentemente dalle divergenze sul metodo, i risultati bolognesi parlano chiaro e il confronto tra i due territori comunali (area urbana) resta impietoso:

Indicatore (Dati comunali) Comune di MODENA Comune di BOLOGNA
Tasso di motorizzazione (Auto/1000 ab.) 682 525
Morti e feriti (Ogni 1000 abitanti) 8,4 6,1
Utenti deboli (Pedoni/Ciclisti) Maggiore Incidenza In calo drastico (-25%)

Bologna, con il suo metodo, ha visto calare drasticamente decessi e feriti grazie alla Città 30 e aumentare la quota modale. Modena, invece, resta una delle città più motorizzate d’Italia, con quasi 700 auto ogni 1.000 abitanti, dove la velocità e la massa dei veicoli continuano a minacciare le persone che si spostano a piedi o in bici. Una densità che soffoca lo spazio pubblico e aumenta il rischio per chi cammina o pedala, soprattutto in pieno giorno, quando avviene la stragrande maggioranza degli incidenti.

Se siamo d’accordo sulle Scuole, passiamo ai fatti

Il Sindaco afferma di voler dare priorità assoluta alle scuole e alle zone residenziali: è esattamente ciò che Modena30 chiede da tempo e che i cittadini hanno indicato come priorità assoluta nel percorso partecipato “Sei la mia città”. Tuttavia, al momento, l’azione appare ferma alla “cosmesi” urbana. Mentre la Regione Emilia-Romagna promuove il progetto Piccoli passi che fanno strada con Streets For Kids, i CEAS provinciali attivano pedibus, bicibus e sperimentazioni di strade scolastiche, l’azione del Comune invece resta al palo:

  • Strade Scolastiche fantasma: Non è stata realizzata nessuna vera chiusura al traffico negli orari di ingresso e uscita. Le uniche tre “zone quiete scolastiche” esistenti sono un’eredità della scorsa giunta e non incidono sui flussi, limitandosi a spostare il parcheggio selvaggio una spanna più in là.
  • Il fallimento dei soli cartelli: Siamo d’accordo col Sindaco quando dice che “non bastano i cartelli”, ma allora perché alle scuole Saliceto Panaro la zona pedonale è affidata solo a un cartello? Senza un’interdizione fisica, la sicurezza dei bambini resta un’illusione ignorata dalle auto.
  • Strumenti e figure chiave ignorate: Perché non è ancora stata adottata la PTM3S (Programmazione Territoriale della Mobilità Scolastica) della Regione? Perché Modena non nomina i Mobility Manager scolastici, come già fatto con successo a Reggio Emilia?

Piano Culturale e Infrastrutture: l’invito di Modena30

Condividiamo la necessità di un Piano Culturale, ma la cultura si cambia con l’esempio. Se il Sindaco vuole un metodo “modenese” per la sua Slow-City, deve investire subito in:

  1. Campagne d’impatto: Adottiamo il modello #attraversoroma per sensibilizzare sul rispetto dei pedoni.
  2. Infrastrutture fisiche: Servono attraversamenti pedonali rialzati e allargamenti dei marciapiedi ovunque ci sia una scuola, seguendo linee guida tecniche serie (come quelle già adottate a Roma).
  3. Presidio e Controlli: La sicurezza richiede una vigilanza costante e mirata. Chiediamo un potenziamento dei controlli della Polizia Locale su quei comportamenti che rendono la città ostile: eccesso di velocità, utilizzo del cellulare alla guida, mancata precedenza agli attraversamenti e la piaga della sosta selvaggia, che ostruisce la visibilità e i percorsi protetti.

In attesa del cronoprogramma

Il report del percorso “Sei la mia città” ha mostrato chiaramente che i modenesi vogliono mobilità attiva e rigenerazione degli spazi. Se il Sindaco ritiene di avere un metodo migliore di quello bolognese per attuare la sua Slow-City, lo metta sul tavolo con un cronoprogramma certo e pubblico, riaprendo finalmente le osservazioni al PUMS previste per il 2025.

“Non ci interessano le dispute tra comuni, ci interessa la sicurezza dei modenesi. Se il Sindaco ha un metodo più efficace e meno divisivo per azzerare i morti in strada, lo presenti. Noi siamo ancora in attesa di una risposta alla nostra richiesta di incontro e della presenza al tavolo ‘sicurezza stradale, mobilità attiva e sostenibilità’.”

Confidiamo che questa convergenza di intenti sulle zone 30 residenziali e scolastiche si trasformi finalmente in cantieri reali e partecipazione attiva.