ANCI Emilia-Romagna e i Comuni seguono con attenzione il dibattito in corso sulla riforma della medicina territoriale e sulle ipotesi di intervento normativo nazionale promosse dal Ministero della Salute guidato da Orazio Schillaci.
I Comuni, in quanto istituzioni di prossimità, evidenziano alcune priorità non derogabili. In primo luogo, la centralità della presa in carico del paziente, in particolare delle persone fragili, croniche e non autosufficienti, che oggi trovano nella medicina generale e nei servizi territoriali un presidio essenziale di continuità assistenziale. In secondo luogo, la necessità di salvaguardare il radicamento capillare dei medici di medicina generale nei territori, evitando soluzioni che possano determinare una riduzione dell’accessibilità ai servizi, soprattutto nelle aree periferiche e nei piccoli comuni, con il rischio di nuove scoperture assistenziali.
Ulteriore elemento di attenzione riguarda l’impatto organizzativo e occupazionale di eventuali riforme, che coinvolgerebbero migliaia di operatori di studio e personale di supporto, oggi parte integrante del sistema di assistenza territoriale. ANCI Emilia-Romagna richiama inoltre il valore delle esperienze regionali già sviluppate, come gli Accordi Integrativi Regionali (AIR), che in diversi contesti hanno consentito di rafforzare l’integrazione tra professionisti, servizi sanitari e comunità locali, migliorando la qualità della risposta ai bisogni dei cittadini.
Alla luce di questi elementi, i Comuni ribadiscono la necessità che ogni intervento di riforma sia accompagnato da un confronto strutturato con le autonomie locali e con tutti gli attori coinvolti, al fine di garantire soluzioni condivise, sostenibili e coerenti con i bisogni reali delle comunità. L’obiettivo comune deve restare il rafforzamento – e non l’indebolimento – della medicina territoriale, quale pilastro del Servizio Sanitario Nazionale e presidio fondamentale di equità, prossimità e coesione sociale.



