Il Professor Meletti e il suo staff

L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, con il Centro Epilessie dell’Ospedale Civile di Baggiovara, di cui è Responsabile il professor Stefano Meletti, docente UNIMORE, protagonista di uno studio rivoluzionario su alcune forme rare e aggressive di crisi epilettiche, note come NORSE (New-Onset Refractory Status Epilepticus), associate a un danno cerebrale acuto molto più esteso rispetto ad altre forme di stato epilettico.

Lo studio, dal titolo Acute Brain Injury in New-Onset Refractory Status Epilecticus and Etiology-Defined Status Epilepticus è stato pubblicato ieri su JAMA Neurology, una tra le più importanti riviste scientifiche in ambito neurologico. Il Centro Modenese ha coordinato lo studio insieme al NORSE Institute, dell’Università di Yale (Stati Uniti) e all’Università Salpêtrière di Parigi. Ruolo fondamentale nello studio, i cui risultati sottolineano l’importanza di intervenire tempestivamente per limitare le conseguenze neurologiche, lo ha avuto la Neuro-Bio-Banca dell’Ospedale Civile che ha permesso la raccolta, e la successiva analisi, dei campioni provenienti dall’Italia, Stati Uniti, Francia. Oltre al prof. Meletti, per l’Ospedale Civile, tra i firmatari dello studio c’è la dr.ssa Giada Giovannini che ha vinto due progetti di ricerca che hanno consentito di finanziare lo studio: bando di Ricerca Finalizzata giovani ricercatori del 2022 e bando Fondazione LICE 2022.

Desidero fare i miei complimenti al prof. Meletti e al suo Team – ha esordito il dott. Silvio Di Tella, Direttore sanitario di AOU di Modena – per l’importante riconoscimento. Per la nostra azienda è certo motivo di orgoglio coordinare uno studio al quale partecipano realtà importanti come Yale e Parigi che conferma la nostra vocazione nella ricerca scientifica che è decisiva per l’evoluzione della scienza medico-chirurgica”.

“L’eccellenza della produzione scientifica associata alla qualità assistenziale della  Neurologia UNIMORE-AOU è nota da tempo – dichiara il Prof. Marco Vinceti e questo magnifico risultato scientifico del Prof. Stefano Meletti, cui faccio i miei più vivi complimenti, lo testimonia una volta di più. Tra i tanti meriti di questo studio, premiato dalla pubblicazione in una delle migliori riviste del mondo, la capacità di coordinamento a livello internazionale dimostrata dai ricercatori UNIMORE e l’utilizzazione di una risorsa UNIMORE-AOU di particolare importanza, quella rappresentata dalla BioBanca”.

Lo stato epilettico – spiega il prof. Stefano Melettiè una condizione neurologica grave in cui le crisi epilettiche sono prolungate o si susseguono senza recupero. In questi casi, il cervello rimane in una condizione di iperattività elettrica continua, che può danneggiare le cellule nervose. Il NORSE rappresenta una forma particolarmente drammatica di questa condizione: compare improvvisamente in persone senza una storia di epilessia e spesso non risponde ai trattamenti standard. In molti casi, la causa rimane sconosciuta”.

A differenza dell’epilessia generale, che conta oltre 50 milioni di persone nel mondo, il NORSE è considerato una condizione rara e la sua incidenza precisa a livello globale non è ben definita. Il NORSE colpisce spesso bambini e giovani adulti sani, e nel 50% dei casi non viene trovata una causa specifica. Il NORSE è una delle emergenze neurologiche più difficili da trattare perché finora è stato difficile misurare in tempo reale quanto danno il cervello stia subendo. Ogni anno, il Centro Epilessie dell’Ospedale Civile di Baggiovara vede circa 100 pazienti con Stato Epilettico ad eziologia definita, per i quali è un centro di riferimento a livello nazionale e ha attivato un Percorso Diagnostico Terapeutico. Per quanto riguarda invece i NORSE ad eziologia indeterminata, dal 2016 a Baggiovara sono stati osservati 8-10 casi.

“Il nostro studio – aggiunge la dottoressa Giada Giovannini, neurologa del centro Epilessie di AOU di Modena – mostra che nel NORSE il danno cerebrale può svilupparsi molto rapidamente, già nelle prime settimane dall’esordio. Questo significa che non possiamo permetterci ritardi: riconoscere precocemente la gravità della condizione e intervenire in modo tempestivo è fondamentale. I neurofilamenti leggeri emergono come uno strumento promettente per monitorare in tempo reale il danno neuronale e, potenzialmente, per guidare decisioni terapeutiche più mirate. In altre parole, il tempo è un fattore cruciale: riconoscere precocemente la gravità del danno potrebbe aiutare i medici a intervenire in modo più aggressivo e mirato”.

Lo studio è stato condotto tra il 2013 e il 2025 in oltre 40 ospedali tra Stati Uniti, Europa e Canada e ha analizzato diversi gruppi di pazienti: persone con NORSE senza causa identificabile (cNORSE), pazienti con stato epilettico con causa nota, persone con epilessia cronica, soggetti sani. I ricercatori hanno misurato nel sangue e nel liquido cerebrospinale due biomarcatori: neurofilamenti leggeri (NfL), indicatore di danno neuronale, S100B, associato al danno delle cellule gliali. I neurofilamenti sono proteine del neurone che vengono rilasciate quando la cellula subisce un danno. Sono pertanto considerati dei biomarcatori di danno neuronale. Al contrario la proteina S100B è una proteina che si trova negli astrociti e viene rilasciata in condizioni di danno della barriera ematoencefalica e di danno degli astrociti.

Inoltre, livelli più elevati di NfL erano associati a peggiori condizioni neurologiche alla dimissione. Questi risultati dimostrano che nel NORSE il danno neuronale è più grave e rapido rispetto ad altre condizioni simili, identificano i NfL come un possibile biomarcatore affidabile per monitorare il danno cerebrale in tempo reale, evidenziano una finestra terapeutica molto stretta, nelle prime settimane dalla comparsa della malattia. Lo studio apre la strada a nuovi approcci nella gestione del NORSE, con l’obiettivo di migliorare il monitoraggio dei pazienti, guidare le decisioni terapeutiche, sviluppare strategie neuroprotettive per limitare il danno cerebrale.

La Neurobiobanca ha ricordato la prof.ssa Jessica Mandrioli Direttore della Neurologia e Responsabile della Neurobiobanca – è una banca per la raccolta ed archiviazione di materiale biologico dei pazienti con malattie neurologiche. È stata costituita ed inaugurata nel 2018 attraverso la collaborazione tra Ospedale ed Università. Ed è grazie alla presenza di questa struttura che da anni i ricercatori della neurologia modenese possono sviluppare progetti di ricerca traslazionale che svolgiamo nell’ambito della SLA, e da altri gruppi di ricerca della neurologia”.

“La presenza di una Neuro Biobanca è fondamentale perché è un luogo dove archiviare e conservare i campioni biologici di numerosi pazienti, affetti da diverse patologie neurologiche, ma anche di soggetti di controllo – ha concluso la dottoressa Roberta Bedin, biologa della Biobanca – avere a disposizione il materiale biologico di un numero elevato di pazienti permette di fare studi che hanno un maggior peso scientifico. Inoltre, rende possibile confrontare la presenza di determinati biomarcatori, nelle varie matrici biologiche di pazienti appartenenti a diversi gruppi di patologia, identificando quelle molecole che possono caratterizzare meglio una determinata patologia, come abbiamo fatto nel nostro studio”.