
Il recente Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) ha innalzato la soglia economica per gli affidamenti diretti, che può arrivare fino a 140.000 euro; questo semplifica le procedure, ma può aprire la porta a diverse problematiche sulla mancanza di trasparenza e sulla dequalificazione della professione.
“Condividiamo le preoccupazioni espresse da altre associazioni di categoria – dichiara Claudio Varetto, Presidente nazionale e provinciale di Federpubblicità. La gara pubblica non deve essere vista solo come un obbligo burocratico, ma dovrebbe essere uno strumento per selezionare il miglior progetto strategico. Senza confronto, l’ente pubblico rischia di ottenere un servizio mediocre, a discapito della qualità della consulenza e con scarso riguardo dell’etica professionale”.
“Fermo restando la critica alla scelta al massimo ribasso – sottolinea Varetto – nel caso dell’affidamento diretto la selezione rischia di essere basata solo su personalismi e conoscenze, anziché avere come criterio il merito professionale. Si rischia, insomma, di penalizzare le risorse professionali già assunte dai vari enti, ricorrendo scelte effettuate con criteri di selezione opachi, privi della trasparenza prevista dal Codice Appalti, utilizzando i soldi pubblici in maniera non efficiente”.
“La comunicazione pubblica costituisce un valore per la comunità; sebbene l’affidamento diretto sia legalmente permesso, ritengo sia preferibile l’utilizzo di procedure comparative, anche semplificate, Come sindacato siamo disponibili a incontrare l’ANCI e gli altri organismi pubblici per un confronto costruttivo, che vada a favore del comparto e della collettività” conclude Varetto.



