
Nel pomeriggio sono previsti gli interventi di Carlo Ginzburg (“La lettera uccide. Su alcune implicazioni di 2 Cor. 3,6”), Maria Pia Fantini (“La magia delle parole secondo gli inquisitori: tipologie e analisi di atti performativi”), Adriano Prosperi (“I Vaticinia Pontificum e l’uso dell’astrologia nella propaganda religiosa e politica del Cinquecento”) e Vincenzo Lavenia (“Processo e morte di Flaminio Fabrizi (1587 – 1591)”). La giornata di studi di conclude con gli interventi di Matteo Al Kalak (“‘Il più nefando dei libri’. Pasquino e i canali sotterranei dell’eresia”), Lucio Biasiori (“Prima e dopo Biondi. Bilancio e prospettive della ricerca sulla figura di celio Secondo Curione”) e Adelisa Malena (“‘Wishful thinking”: la santità come tentazione. Intorno ai ‘quietismi’ del Seicento”).
Nato a Fiumalbo nel 1930, Albano Biondi insegnò per una ventina d’anni in diverse scuole medie inferiori e superiori, abbinando l’insegnamento di letteratura e storia, e dal 1973 passò all’insegnamento universitario a Bologna, divenendo infine titolare di cattedra di Storia moderna. Fu anche docente di Storia moderna all’Università di Modena e Reggio Emilia. Gli interessi storiografici dello studioso sono documentati da oltre un centinaio di pubblicazioni: si tratta di recensioni su riviste specializzate, traduzioni ed edizioni di testi rilevanti per il dibattito storiografico, collaborazioni originali a imprese collettive. Biondi dedicò la maggior parte dei suoi studi a tematiche di storia istituzionale e storia della cultura moderna (dall’Umanesimo a tutto l’Ancien Regime), indagando le strutture formalizzate e l’immaginario collettivo.




