
“La voglia di rovesciare il tavolo – che si tratti della moschea o della sicurezza, della viabilità del distretto o dell’innovazione tecnologica – e le continue esibizioni muscolari di Caselli non sono ciò che serve a un territorio impegnato a cercare soluzioni, in modo solidale e condiviso, ai problemi gravi della crisi e della disoccupazione. Caselli provoca oggi la prima rottura istituzionale vera e propria: mette fine a un’istituzione – l’Associazione dei comuni – e a una collaborazione di distretto per sentirsi libero di far da sé. Il pretesto è di non volersi impegnare in modo stabile e programmato su questioni cruciali per i servizi ai cittadini e ammette bellamente che per la destra sassolese queste cose si affrontano anno per anno, alla giornata. Oltre a un’evidente assenza progettuale e di visione per il futuro del territorio, Caselli evidenzia bene i limiti di una destra per nulla interessata a migliorare la pubblica amministrazione, a contenere i costi dei servizi, a qualificare i servizi. E si isola. Ma quel che è peggio, rischia di isolare Sassuolo, una città grande e importante che può e deve svolgere un ruolo essenziale nel distretto ceramico e nel territorio provinciale e regionale. Questo territorio e questa Regione sono abituati e risolvere i problemi mettendo insieme le energie, attraverso la cooperazione e il dialogo tra soggetti diversi: istituzioni, associazioni, forze economiche e sindacali. E’ questa la grande risorsa dell’Emilia-Romagna, la capacità di fare squadra che, tra l’altro, consente oggi di resistere alla crisi meglio di altri territori. Della propaganda e del furore ideologico i cittadini possono fare tranquillamente a meno. Quello che chiedono è il senso di responsabilità che il ruolo istituzionale di sindaco, in una città come Sassuolo, impone a chiunque la governi indipendentemente dall’appartenenza politica. Come Partito democratico abbiamo scelto di rafforzare la collaborazione tra i Comuni: fare insieme per fare meglio e spendere meno. La crisi rende ancor più attuale questa esigenza. Se ci sono problemi i nostri sindaci hanno il dovere, insieme, di affrontarli e risolverli, senza rinchiudersi in arcaici campanilismi, pensando di poter far da soli quel che non possono fare insieme. I cittadini saranno chiamati a pagare un prezzo alto per questo strappo istituzionale. Penso che presto sarà evidente a chi dovranno mandare la fattura del conto salato”.



