
Gran parte delle persone ospitate nel carcere di Bologna, i numeri attualmente si attestano attorno alle 1200 unità, di cui circa i due terzi stranieri, è poverissima e bisognevole di generi di prima necessità che vanno dal vestiario passando per il francobollo sino ad arrivare ai prodotti per l’igiene personale. Accade, in un contesto di tagli sensibili e progressivi alle risorse finanziarie destinate alla remunerazione deidetenuti impiegati alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria, ragione per la quale si lavora sempre meno, solo il 10% dei detenuti è impiegato nelle cosiddette lavorazioni domestiche di ordinaria gestione, manutenzione e pulizia delle strutture, che la persona chieda di poter lavorare anche perché non ha i soldi per fare una telefonata ai propri familiari.
A fronte della durezza di questa condizione, in carcere c’è bisogno di tutto, la società civile ha dato, in più occasioni, risposte fattive agli appelli dell’Ufficio del Garante che invitava a forme di solidarietà per il carcere della Dozza e non si possono che rinnovare i ringraziamenti nei confronti di coloro che, nel corso dell’anno, hanno dimostrato sensibilità e disponibilità.
Diversa la tipologia dei beni che sono stati oggetto di donazione: da parte della società AFM generi per la pulizia ambientale, per l’igiene personale e per la bellezza femminile; da parte di Coop Adriatica prodotti per l’igiene ambientale e personale; da parte di CONAD fazzoletti di carta; daparte dei grandi magazzini MOP materiali per arredo esterno e frigoriferi; da parte del Lions Club ‘’Dante Alighieri’’ di Ravenna una lavatrice; da parte dell’editore Giuffrè codici giuridici; da parte dello studio legale Manca-Mannironi, di Nuoro, libri in lingua araba.
(Luisa Lazzaroni – Desi Bruno)



