Quello di A.C. è il secondo suicidio in carcere a Reggio nel 2010 e il ventiseiesimo suicidio dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane. Si tratta di una “morte di Stato”: le carceri italiane sono da anni formalmente fuorilegge. A Reggio Emilia sono detenute 350 persone a fronte di una capienza massima di 160. Ricordo che una parte significativa della popolazione carceraria resta in carcere solo per qualche giorno in attesa di giudizio.

Tutti quelli che si oppongono ad alleggerire questo drammatico sovraffollamento devono sentire sulla propria coscienza queste morti.

Mi riferisco in particolare alla Lega Nord; una forza politica che, con Roberto Maroni, esprime anche il ministero degli Interni, ma che dimostra ogni giorno di più una concezione della pena anticostituzionale (poiché orientata non al reinserimento e alla rieducazione, ma alla sola repressione), capace di alimentare soltanto insicurezza nell’intero Paese.

Probabilmente il caso in questione meritava un’attenzione specifica sotto il profilo sanitario e psichiatrico, non solo un intervento repressivo e di custodia.

(Matteo Sassi, Assessore alle Politiche sociali del Comune di Reggio Emilia)