
La preziosa collezione tessile fu donata al Museo nel 1884 dal conte Luigi Alberto Gandini (1827-1906). Gli oltre duemila frammenti furono collocati in una sala decorata dallo scenografo modenese Andrea Becchi (1849-1926): stoffe, passamanerie, merletti e nastri selezionati da Gandini in un clima positivista che, associando problematiche come l’educazione, il progresso e l’industrializzazione riponeva nel Museo un imprescindibile valore di pubblica utilità. L’interesse di Gandini per i tessuti è, insieme, curiosità erudita, passione antiquaria e fiducia nelle possibilità di incidere, attraverso un grande repertorio di modelli autorevoli, sugli indirizzi dell’industria tessile nazionale.
L’attuale allestimento della sala, conclusosi di recente dopo una campagna di studi e restauri durante quasi trent’anni, riprende quello originale. La sala offre molteplici livelli di lettura, da quello puramente estetico fino ad approfondimenti di tipo storico e tecnico. La sequenza di frammenti permette di ripercorrere la storia del tessile toccandone i principali momenti: dai rari tessuti lucchesi trecenteschi alle tovaglie perugine; dai sontuosi velluti porpora e oro del Rinascimento fino ai damaschi e velluti tardo-cinquecenteschi con minuti decori stilizzati; dalle fedeli rappresentazioni botaniche del Seicento fino all’astrazione dei tessuti “a pizzo” e “bizzarre”; dagli straordinari effetti pittorici delle sete francesi del Settecento fino alla sobrietà neoclassica; dalle innovazioni introdotte dal telaio Jacquard fino all’eclettismo del tardo Ottocento. A complemento del repertorio di modelli, nel 1890 fu aggiunta la grande vetrina centrale contenente un corposo nucleo di merletti, galloni, nastri, frange e un piccolo corpus di ricami.
Fino al 14 febbraio la sala Gandini ospita anche un’installazione di Sabrina Mezzaqui realizzata in collaborazione con la Galleria civica. Il lavoro dell’artista bolognese, la cui ricerca si concentra sulla gestualità lenta e paziente del ricamo e del cucito, si intitola “La realtà non è forte”. Ai visitatori il compito di scoprire le opere contemporanee mimetizzate tra gli antichi frammenti.
Il percorso sensoriale “Con/tatto”, organizzato in collaborazione con l’Unione italiana ciechi e il Servizio accoglienza studenti disabili dell’Università di Modena e Reggio Emilia, punta a far conoscere il velluto offrendo la possibilità di toccarne frammenti per sperimentare le qualità tattili e apprezzarne da vicino i motivi decorativi. L’origine del velluto va ricercata nel tentativo di imitare il pelo degli animali, come dimostra la derivazione del nome dal latino “vellus”. I tessuti esposti sono stati realizzati dalla Fondazione Lisio di Firenze, manifattura specializzata nella riproduzione di stoffe antiche.
Il Museo civico d’arte è aperto da martedì a venerdì dalle 9 alle 12, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 (viale Vittorio Veneto 5, informazioni allo 059 2033100).



