
Il 6 aprile – ricorda la Cgil in una nota – è stato firmato un nuovo accordo (dopo quello del 30 marzo) tra Stato, Regioni ed enti locali: per affrontare l’emergenza umanitaria seguita alle rivolte in Tunisia e Libia, viene previsto il ricorso a due importanti strumenti. Il primo e’ l’articolo 20 del Testo unico sull’immigrazione, ovvero la possibilità di adottare “misure di protezione temporanea per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravita’ in Paesi non appartenenti all’Unione Europea”.
Il secondo è l’articolo 5 della direttiva 55/2001, emanata dopo la crisi umanitaria conseguente alla guerra in Kosovo, che prevede la concessione di una protezione temporanea in caso di afflusso di sfollati. La CGIL – si legge ancora nella nota – in questi giorni ha assistito un centinaio di persone che, dopo essere sbarcate a Lampedusa, dopo essere state identificate e portate nei centri di accoglienza, sono successivamente partite e sono arrivate sul nostro territorio.
Da oggi infatti la Questura di Bologna, ha previsto l’apertura di uno sportello dedicato, per la presa in carico delle persone per il rilascio del permesso in base a quanto previsto dall’articolo 20 e dall’articolo 5 come sopra indicato”.
Per quanto riguarda a invece la gestione organizzata delle persone che arriveranno nel Bolognese in base all’accordo siglato il 6 aprile la Cgil sottolinea la necessità di predisporre, indipendentemente dai numeri, misure di accoglienza diffuse e per piccolo gruppi, che attraverso il coinvolgimento di tutte le comunita’ locali, faccia leva su una organizzazione a rete e sullo spirito di solidarietà. Misure di accoglienza per piccoli gruppi consentirebbero infatti la migliore organizzazione delle necessarie tutele di assistenza completa alla persona: dalle condizioni igienico sanitarie, ai mediatori culturali, all’assistenza legale, affinchè queste persone riescano a rendere davvero esigibili i loro diritti.



