Si è svolta ieri una serata pubblica dedicata al tema del gioco d’azzardo intitolata: “La vita in gioco: il gioco d’azzardo, parliamone per smettere”. L’iniziativa è stata organizzata dal Comune di Casalgrande e dai Comuni dell’Unione Tresinaro Secchia, insieme a quelli di Viano e Baiso.
Presenti il sindaco Andrea Rossi, l’assessore provinciale alla sicurezza sociale Marco Fantini, la direttrice del Programma dipendenze dell’Ausl di Reggio Emilia Dott.ssa Angiolina Dodi, il Dott. Antonio Nicolaci, responsabile del Sert di Scandiano e il presidente dell’associazione Papa Giovanni XXIII, Matteo Iori.
I dati E’ un problema che tocca tutti da vicino, con dodicimila casi che si registrano solo nella nostra provincia, di persone che si trovano in una situazione già patologica o di rischio dipendenze dal gioco. A livello nazionale, secondo un’indagine 2010 del CNR, almeno il 46% degli adolescenti ha provato il gioco d’azzardo o il videopoker nell’ultimo anno. Inoltre, nel corso della serata, è emersa una importante novità: la Regione intende avviare in autunno, con partenza il 25 settembre, un progetto sperimentale comunitario di tre settimane che sarà attuato a Reggio Emilia alla Comunità XXIII, con l’inserimento, del tutto nuovo, dei soggetti malati da gioco in una struttura terapeutica.
Per l’assessore Fantini: “L’Unione Tresinaro-Secchia, presieduta dal sindaco Rossi, è stato il primo soggetto territoriale a raccogliere l’appello della Provincia sull’allarme dipendenze da gioco. L’Emilia Romagna vede tra le province più spendaccione nel gioco quelle di Rimini, Reggio Emilia, Modena e Parma; la nostra città è nel gruppo di testa delle prime quindici città in Italia, con un importo giocato di 1.276 euro di giocato a testa ogni anno, secondo una classifica de Il Sole24Ore”.
Per il sindaco Rossi: “L’aspetto di maggiore preoccupazione è quello culturale, con il messaggio di una società individualista che manca di attenzione e rispetto dell’altro, negli ultimi venti anni è diventata la società dell’io. L’arricchimento facile è diventato il messaggio principale, al quale noi non siamo più in grado di contrapporre una società del fare e dell’impegno. Per superare questa problematica, un elemento di valore delle nostre comunità deve continuare a essere l’importante tessuto sociale che include i soggetti re non li isola. Questa importante rete va sostenuta dell’ente pubblico, per prevenire l’isolamento degli individui: credo che il modello culturale della collettività possa frenare l’onda consumistica in vigore. Serve però una legislazione nazionale, nonostante le ingenti entrate che lo Stato ingloba, che deve porre un rimedio serio al dilagare di jackpot e giochi di ogni tipo. Un terzo elemento è quello della regolamentazione dei pubblici esercizi: a Casalgrande il nuovo regolamento comunale sulle nuove licenze ha scelto di dare premialità, all’interno dei punteggi della gestione, a chi non preveda l’inserimento dei videopoker nei propri locali. Inoltre occorre continuare a svolgere un’iniziativa costante di presidio, con iniziative di sensibilizzazione e informazione. In due anni a Casalgrande ho visto nascere tre centri scommesse, e constato che tutti i bar non possono fare a meno del videpoker: per questo ci sono da fare delle riflessioni da parte degli enti pubblici”.
Per la dr.ssa Dodi: “In questo territorio la Comunità Papa Giovanni XXIII ha avviato un significativo percorso con gruppi di auto-aiuto per giocatori d’azzardo. Occorre precisare che quando si parla di gioco, non necessariamente si parla di azzardo: invece l’azzardo è tipico di una persona che ha una patologia, un disturbo compulsivo che porta alla dipendenza. I nostri servizi su questa problematica sono molto giovani, mentre a livello regionale ci stiamo attrezzando per affrontare al meglio questa nuova forma di sofferenza sociale. Vogliamo creare un polo provinciale di riferimento, perché i nostri servizi si devono attrezzare su questa emergenza che si porta dietro una serie di problematiche sociali e relazionali enormi. L’anno scorso in tutta la provincia sono state trattate 18 persone, ma sono molto di più le persone che ci chiamano, i famigliari disperati che improvvisamente si accorgono di avere il conto corrente prosciugato o la casa pignorata. Le persone dipendenti dal gioco, o dicono le ricerche, arrivano a momenti di disperazione tali per cui hanno quattro volte di più la possibilità di incorrere in gesti autolesivi o suicidi. Il gioco d’azzardo patologico mostra le caratteristiche della necessità di dedicare più tempo al gioco, l’ansia da astinenza, e poi “la rincorsa alla perdita”, con una escalation di sintomi e di comportamenti”.
Per Matteo Iori, che è anche presidente del CONAGGA (Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo): “Dal 2000 abbiamo seguito oltre cinquecentoundici giocatori avuti in carico, su oltre novecento richieste. E’ importante per un giocatore uscire dallo stigma di coloro che si rivolgono a una comunità: è per questo che non accogliamo le persone in comunità, ma in posti neutri. In Europa, l’Italia è il Paese che gioca di più in assoluto, ed è il primo mercato al mondo delle lotterie istantanee (con il 19% del mercato mondiale). A fronte dei consumi che diminuiscono, le spese famigliari che si contraggono, la fetta più importante del giocato è quello delle slot machines. Sono 61,4 miliardi nel 2010 (dati dei Monopoli di Stato), e quindi il fatturato del gioco sta crescendo. ma di questa cifra così importante, le entrate per l’Erario ammontano a 8,83 miliardi, appena il 14,4% dell’importo, poiché non tutti sanno che sta calando la parte che va allo Stato, secondo il principio della Finanziaria 2009 secondo il quale più incassi e meno paghi. L’aumento del gioco è dovuto a scelte governative precise: i vari governi hanno promosso nuove forme di gioco, tra cui segnalo le nuove Video Lottery con un premio fino a 500.000 euro, già presenti in città a Reggio Emilia, e le “Lotterie al consumo”, che consentono di investire il resto della spesa in una lotteria istantanea. Il gioco ha anche un altro primato: è la seconda causa di usura, mentre Internet è la nuova frontiera dei giochi, soprattutto per i più giovani.
Ci auguriamo che questo nuovo progetto, che partirà a settembre, di accogliere i “malati da gioco” nella nostra Comunità, possa rappresentare un progetto pilota che possa avere poi un suo prosieguo, nella lotta a questo nuovo disagio sociale che toglie ossigeno e libertà agli individui e alle famiglie”.



