Il Paul Harris Fellow, il più alto riconoscimento rotariano, è stato assegnato dal Rotary Club Reggio Emilia al prefetto, dr.ssa Antonella De Miro, nel corso di un incontro conviviale. Insediatasi a capo della Prefettura di Reggio Emilia nel settembre 2009, il prefetto De Miro è stata premiata “per la squisita sensibilità umana dimostrata nel rapporto con la Comunità reggiana nel compimento del suo ruolo istituzionale al servizio dello Stato” dalle mani del presidente del Rotary, arch. Gianni Boeri, che ha aggiunto “per aver restituito vigore ai valori positivi che hanno contraddistinto da sempre la nostra città e i suoi cittadini e per la sua straordinaria capacità professionale”.
Palpabile la commozione del prefetto De Miro espressa in un sentito ringraziamento al Rotary, ma anche alle Forze di Polizia di cui ha sottolineato “l’impegno e il valore della collaborazione nell’attuazione degli obiettivi di sicurezza e di tutela dei diritti di cittadinanza; un lavoro di prevenzione, svolto in completa sinergia e con grande passione civile, di cui si vedono i risultati”.
La serata quindi è proseguita con la relazione del professore Antonio Manari, direttore dell’Unità operativa di Cardiologia interventistica dell’Arcispedale Santa Maria Nuova, volontario nell’ambito del progetto Camerun “Cardiac Centre” dell’Associazione bambini cardiopatici nel mondo. Le attività dell’associazione e l’evoluzione della ricerca cardiologia, intesa come scienza al servizio della società, sono stati i temi al centro dell’incontro organizzato in collaborazione con la “Lega del Cuore” rappresentata dalla presidente, signora Rossella Poli Gobbi, e dalla socia fondatrice, signora Gianna Paglia Lombardini. Presenti anche il direttore sanitario dell’Arcispedale Santa Maria Nuova, dott. Giorgio Mazzi, il direttore della Struttura complessa di Dermatologia, dott. Giuseppe Albertini, il direttore di Struttura Complessa Medicina III, dott. Giovanni Fornaciari, il direttore dell’Unità operativa di Radiologia medica, dott. Franco Nicoli, e il Direttore di Medicina fisica e riabilitativa, dott. Giovanni Battista Camurri.
Il professor Manari, sollecitato dalle domande del dott. Francesco Fornaciari, ha illustrato l’attività gratuita e volontaria delle diverse equipe specializzate, composte da cardiologi, chirurghi, anestesisti, infermieri e tecnici aderenti all’Associazione, che ogni mese si recano per una settimana a Shisong, vicina alla città di Kumbo, in Camerun presso il St’Elisabeth Catholic General Hospital, gestito dall’Ordine Terziario delle Suore Francescane di Bressanone, per offrire non solo assistenza e cura ai bambini malati di cuore, ma anche creare le condizioni necessarie per uno sviluppo sanitario in loco attraverso la costruzione di strutture sanitarie, la donazione di materiale tecnico e chirurgico, e la formazione direttamente sul campo di medici locali, così che possano diventare loro stessi artefici del cambiamento.
Il Camerun è uno dei 40 paesi più poveri del mondo dove il rapporto medio è di un chirurgo ogni milione di abitanti e un team cardiochirurgico ogni 50 milioni di abitanti. Per comprendere meglio lo stato di necessità in cui si trova è sufficiente dire che in Italia abbiamo oltre 100 centri cardiochirurgici specializzati su una popolazione di circa 60 milioni di abitanti.
Di fatto il Cardiac Centre è l’unico centro cardochirurgico in un’area popolata da oltre 200 milioni di abitanti, perché nessuno dei paesi confinanti – Nigeria, Chad, Repubblica Centroafricana, Gabon – ha un ospedale specializzato attrezzato con un reparto di cardiochirurgia.
I volontari dell’Associazione, nella loro settimana di permanenza al Cardiac Centre, effettuano circa 7-8 interventi. Pochissimi rispetto al numero elevato di cardiopatie congenite che rappresenta una delle principali cause di mortalità in Camerun.
Ma le malattie coronariche e cardiovascolari sono anche la principale causa di mortalità in Italia, e più in generale nei paesi occidentali, mentre tende a diminuire l’incidenza dell’infarto acuto, grazie anche all’evoluzione dei programmi di prevenzione e di cura. La ricerca ha portato all’individuazione di tecniche di intervento e di applicazione di tecnologie che consentono una sempre minore invasività a fronte di una maggiore rapidità di intervento. Merito della diffusione di una cultura integrata di saperi e di esperienze in cui la velocità e la diffusione della conoscenza è fonte di salvezza di vite umane, in cui non si produce profitto, ma ricchezza di conoscenza utile per costruire una società unita sempre più evoluta.



