
Promosso congiuntamente dagli assessorati provinciali alle Politiche per l’economia locale e all’Istruzione e Politiche giovanili, il convegno era indirizzato sia agli imprenditori che agli operatori dell’educazione e ha dato voce all’esperienza delle aziende, pubbliche e private, che sul territorio modenese hanno istituito un nido aziendale: sette su un totale di 20 in tutta la Regione, oltre all’esperienza carpigiana dell’educatrice aziendale alla Bormac, unica in Emilia Romagna. Aprendo il convegno, Teresa Marzocchi, assessore regionale alle Politiche sociali, ha annunciato che le regole che governano l’istituzione dei servizi per la prima infanzia saranno modificate entro la metà del prossimo anno, tenendo come base la volontà di «costruire risposte più flessibili, mirate per le famiglie e i territori; di integrare le visioni sia delle famiglie che delle imprese; di condividere il welfare, perché se la garanzia e la responsabilità dei servizi devono rimanere pubbliche, senza la collaborazione dei privati e della società intera non si potranno più realizzare».
Come ha sottolineato Daniela Sirotti Mattioli, assessore alle Politiche per l’economia locale, «la creazione di nidi aziendali e di educatori familiari e domiciliari, non è solo un servizio a sostegno della genitorialità e di una migliore conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro, è anche un’opportunità imprenditoriale e occupazionale e il frutto di una nuova cultura del fare impresa, più orientata alla responsabilità sociale e, nel caso specifico, al benessere dei propri dipendenti con una ricaduta positiva sulla coesione sociale e sul radicamento territoriale».
Ed Elena Malaguti, assessore provinciale all’Istruzione, ha aggiunto: «Come Provincia abbiamo già iniziato una sperimentazione che va oltre la forma del nido tradizionale per trovare soluzioni più flessibili che agevolino le famiglie e soprattutto le donne e intendiamo portare avanti una riflessione operativa sul tema. Il coinvolgimento del privato nella gestione dei servizi risulta fondamentale, ma prioritario è anche il coordinamento dell’ente pubblico che deve fornire azioni, idee e finanziamenti che favoriscano la flessibilità dell’offerta dei servizi e sviluppino modelli di interazione, di sussidarietà e di integrazione per una visione del welfare “comunitario”, perché il bene sociale è di tutti».



