La prima assemblea dei “Riformisti Insieme”, convocata subito dopo la costituzione formale dell’associazione che ha eletto presidente Simone Montermini e un consiglio direttivo composto da una ventina di “riformisti”, è stata dedicata alla controversa riforma del lavoro del Governo Monti che in questi giorni sta riempiendo pagine di giornali e suscitando reazioni diverse e contrapposte da parte di schieramenti politici, sindacati e cittadini.
“La riforma del lavoro proposta dal governo Monti – ha esordito Montermini – non è perfetta, né esaustiva, ma è fondamentale per affermare una nuova cultura del lavoro che, unitamente ad altre riforme, sarà indispensabile per rilanciare la competitività del Paese”.
Nella visione dei riformisti la riforma è importante in particolare perché afferma alcuni principi fondamentali per la ripresa a cominciare dall’unificazione del mercato del lavoro, volto a superare la frattura tra lavoratori garantiti e precari, e passa dalla difesa del lavoratore anziché del posto di lavoro, fino restituire il giusto valore alla competitività come elemento fondamentale per tornare a crescere, creare imprese ed occupazione.
Molto chiara quindi la posizione dei rappresentanti dell’associazione che apprezzano l’impianto complessivo della riforma, necessaria per avviare un processo di cambiamento serio del mercato del lavoro e lasciare alle spalle una stagione di riforme non fatte, di proclami e di politica urlata ma non praticata.
“Un sistema più aperto e flessibile – spiegano i riformisti – allineato ai migliori standard europei svilupperà attrattività anche nei confronti degli imprenditori esteri che troveranno finalmente un paese in cui la libera concorrenza favorirà la crescita e il benessere”.
E Montermini aggiunge “non può più accadere che, attraverso ammortizzatori sociali inadeguati, si mantengano in vita imprese non competitive, che procurano costi sociali altissimi e grave danno allo sviluppo economico del Paese”. Visti con favore anche i provvedimenti relativi all’unificazione degli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori e le tipologie di imprese, la riduzione del precariato in ingresso nel mercato del lavoro, la lotta contro le dimissioni in bianco e l’obbligatorietà dei congedi parentali.
Severo poi il giudizio sulla concertazione, la cui fine, secondo i riformisti, favorirà il ritorno alla centralità della politica e delle istituzioni: “se la concertazione ha avuto un ruolo fondamentale per superare la conflittualità sociale e aiutare il Paese nei primi anni ’90, nell’epoca della globalizzazione questo non è più così. La situazione in cui siamo oggi, di fatto, esclude dalla rappresentanza tutti coloro per i quali la riforma andrebbe fatta (i precari, i disoccupati, le future generazioni, etc.). E questa rappresentanza non può che essere avocata da chi ha la rappresentanza generale dei cittadini: governo e parlamento. In questo senso la discussione sulle modifiche all’art.18 deve essere considerata secondaria. Il tema della riforma del lavoro è ben più vasto e appare chiaro come tale disputa sia soprattutto di natura simbolica, tesa solo a riaffermare la dialettica politica precedente all’insediamento del Governo Monti”.
Chiaro il segnale d’allarme lanciato dai riformisti, preoccupati che una volta terminato il mandato del Governo Monti tutto possa tornare come prima.
“Chi si oppone alle riforme di fatto ci condanna a una prospettiva disastrosa e fallimentare”, ammoniscono i riformisti.
“Il governo Monti sta operando per la costruzione di un nuovo scenario, del quale la riforma del lavoro è soltanto uno dei tanti passaggi, molte riforme rimangono ancora da fare: la lotta alla burocrazia, il rinnovamento della pubblica amministrazione, il tema della giustizia, così come quello della fiscalità, la riforma della spesa pubblica, etc. La riforma del lavoro, se verrà confermato l’impianto complessivo, – conclude Montermini – rappresenta davvero una svolta importante. Noi auspichiamo che i partiti lo capiscano e soprattutto auspichiamo che prevalga il coraggio dei riformisti, presenti in tutte le parti politiche che sostengono il Governo, a cui rivolgiamo un appello e un invito ad unirsi per far prevalere l’interesse dell’Italia e degli italiani”.




