Le statistiche indicano che sono in continua crescita i disturbi dell’udito nella popolazione per cause dovute ad invecchiamento, inquinamento acustico, abitudini voluttuarie.
Il 12% degli italiani, circa 8 milioni di persone, soffre di cali uditivi di lieve e media entità, oltre che della comparsa di fischi, ronzii e distorsioni nella percezione uditiva.
In particolare ne soffre il 4% nella fascia tra i 13 ed i 45 anni ed il 14% in quella tra i 46 e i 60 anni. A questi si aggiungono oltre mezzo milione di adulti affetti da sordità grave invalidante.
Capita molto frequentemente che il primo sintomo che aiuta a riconoscere un deficit – spiegano gli specialisti otorino – sia la difficoltà nell’ascolto del televisore e della radio
A questo tema viene dedicata oggi all’Hotel Astoria la giornata di formazione organizzata dalla Struttura di Otorinolaringoiatria della Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova diretta dal dott Verter Barbieri, dal titolo: Musica Radio Televisione ed il Debole di Udito, rivolta ad audioprotesisti, audiometristi, logopedisti, medici specialisti otorino, audiologi e foniatri.
L’evento formativo, la cui organizzazione è a cura dello specialista audiologo Giovanni Bianchin, vede il coinvolgimento dei patrocinatori: il Segretariato Sociale della Rai, rappresentato dal Direttore Carlo Romeo, che ha il compito di definire e proporre iniziative su tematiche sociali sia all’esterno che all’interno della programmazione radiotelevisiva e multimediale, anche in collaborazione con associazioni ed istituzioni, e la RAI Regionale, rappresentata dal Direttore Fabrizio Binacchi.
Il 40-50% della popolazione che supera i 60 anni, si rivolge al medico riferendo di avere problemi a causa della imperfetta ricezione del messaggio sonoro televisivo.
È stata questa evidenza, in presenza di cali dell’udito non limitanti il soggetto in tutti gli altri ambiti e tali da non richiedere sussidi terapeutici quali protesi acustiche o altri presidi, ad indurre gli specialisti ad una specifica analisi.
Gli specialisti hanno preso in considerazione la qualità dei prodotti televisivi da un punto di vista strettamente audiologico, con l’intento di capire se l’insorgere delle difficoltà fosse riconducibile alla produzione più che alla ricezione del suono. E se fosse possibile adattare la qualità sonora alle esigenze del debole di udito, la cui percezione del linguaggio verbale è condizionata da variabili quali: la velocità, la articolazione dei tratti fonetici e ritmici, il rapporto messaggio vocale-rumore di fondo, la possibilità di prevedere ed anticipare in base al contesto comunicativo e all’argomento, nonché da variabili legate alla memoria ed alla logica.
La presentazione in sede Rai Regionale, da parte degli specialisti audiologi della Struttura di Otorinolaringoitatria dell’Arcispedale, dei risultati emersi dalla indagine ha portato ad un coinvolgimento attivo della Direzione che si è esteso al Segretariato Sociale della Rai.
L’importanza della analisi è legata al ruolo che la radio ed ancor più la televisione hanno nella vita quotidiana della maggior parte delle persone, trattandosi di fonti di informazione ed intrattenimento anche in sostituzione delle relazioni sociali che si diradano con l’avanzare dell’età.
I diversi accorgimenti formali, spesso disattesi dalla maggioranza dei programmi prodotti e messi in onda, che potrebbero essere introdotti dalle emittenti radiofoniche e televisive per facilitare l’ascolto da parte dei soggetti con difficoltà uditive, saranno oggetto di approfondimento durante le sessioni della giornata.
Specifico spazio verrà dedicato nella Giornata formativa alla musica che si distingue per frequenze diverse rispetto a quelle della voce. Essa viene utilizzata nella riabilitazione della sordità e produce vibrazioni che, al di là delle orecchie, anche il corpo avverte.



