
Il settore in Italia vale 14 miliardi di euro in termini di produzione lorda vendibile , pari al 34% dell’agricoltura nazionale (e il 30 % del ‘primario’ emiliano romagnolo) e preoccupano, oltre alle difficoltà del mercato, i cali dei consumi (- 8% dal 2000 al 2010). “Inoltre i consumi cambiano – ha detto Giuseppe Cornacchia della Cia nazionale – perché ogni famiglia consuma 100 chili in meno all’anno di ortofrutta, che si attesta ora mediamente sui 350 chilogrammi. E’ necessario – ha aggiunto – un sistema di regole che per evitare che le componenti forti (Gdo) scarichino sui più deboli (agricoltori)il surplus dei problemi”. In Italia l’offerta di derrate ortofrutticole rappresenta solo il 37% dei volumi, una percentuale molto bassa rispetto ai partner europei (in Olanda è del 100%, ad esempio) “e questo è un fattore limitante”.
La filiera ortofrutticola a livello europeo pesa per un 7,7% in termini di occupazione, pari a 17 milioni di addetti coinvolti in oltre 13 milioni e mezzo di imprese agricole.
“Oggi nel comparto – è intervenuto il presidente nazionale Cia, Giuseppe Politi- c’è troppa frammentazione che non interessa soltanto le imprese agricole, ma tutte le componenti della filiera. Serve un vero piano di ristrutturazione che si fonda su una visione strategica. Le Organizzazioni dei produttori e l’Organismo interprofessionale sono strumenti indispensabili, ma vanno necessariamente rilanciati e sviluppati. I rapporti di filiera nell’ortofrutta devono essere riequilibrati e incentivati attraverso un lavoro di programmazione delle risorse e di regolamentazione delle relazioni mercantili ed agro-industriali – ha rimarcato Politi – . In pratica c’è l’esigenza di un’interprofessione in grado di programmare le quantità di prodotto e di regolarne l’immissione sui mercati- ha concluso – anche nei confronti della Grande distribuzione organizzata”.
(Cia Emilia Romagna)



