
Per quanto riguarda il Policlinico di Modena, i presidenti della Ctss precisano che “a partire dal 29 maggio la direzione ha realizzato una serie di spostamenti di attività per garantire condizioni di maggiore tranquillità ai pazienti e agli operatori e per ridurre al minimo il possibile impatto di eventuali scosse sismiche. Questo partendo da un dato certo: l’agibilità di tutta la struttura è stata confermata non solo dai tecnici dell’Azienda, ma dai vari soggetti, vigili del fuoco compresi, che li hanno supportati nei numerosi sopralluoghi effettuati a partire dal 20 maggio”.
In particolare sono stati liberati i piani alti di tutti i corpi di fabbrica, tenuto conto del permanere dello sciame sismico e della reazione delle persone presenti; le attività di degenza sono state concentrate ai piani fino al 5° dei corpi di fabbrica già collaudati o di nuova costruzione, e per una parte minima in corpi non arrivati al collaudo, ma con le fondazioni consolidate. Ciò ha portato a una riduzione di circa 200 posti letto, che si è tentato di compensare al meglio rispetto alle necessità di garantire un’adeguata risposta alle necessità della popolazione.
La situazione edilizia complessiva del Policlinico – spiegano Sabattini e Pighi – “ha un elevato grado di disomogeneità legato al fatto che i corpi di fabbrica storici presentano una qualità originaria non ottimale e sono pertanto stati interessati negli ultimi 16 anni da importanti interventi di consolidamento e ristrutturazione, secondo un piano non ancora terminato per tutti i corpi di fabbrica. Tale situazione, che non rappresenta in sè un pericolo come testimoniato dal fatto che non è stata aggravata dagli eventi sismici recenti, i quali non hanno determinato danni strutturali, fa sì – spiegano Sabattini e Pighi – che si renda necessaria da un lato una azione di ricollocazione delle attività, dall’altro una rivalutazione complessiva degli edifici e della collocazione delle attività ospedaliere. Questa rivalutazione è stata avviata dalla Regione”.
“Il piano dei consolidamenti ha proceduto con una velocità ridotta prima di tutto per la necessità di fare interventi edilizi importanti a ospedale funzionante, ma anche per la disponibilità finanziaria. Ma il processo, se validato dalla Regione, dovrà procedere con maggiore velocità, anche approfittando della disponibilità di spazi. Va detto però – concludono i presidenti della Ctss – che, viste le limitazioni citate, ben difficilmente il piano dei consolidamenti sarebbe potuto giungere a completamento e, vista la collocazione diffusa a quasi tutti i corpi di fabbrica delle attività di degenza prima degli eventi sismici, un trasferimento importante di queste attività sarebbe stato comunque necessario”.




