Il settore ortofrutticolo, tanto centrale per l’economia nazionale, quanto ignorato nei tavoli del potere. Se ne stanno accorgendo anche gli imprenditori agricoli della Bassa modenese, che in questi mesi stanno vivendo una doppia crisi, quella dovuta al mercato e quella causata dal terremoto, ma continuano a non essere ascoltati nelle sedi decisionali.
Giorgio Tusini, presidente regionale e nazionale della sezione ortofrutticola di Confagricoltura e imprenditore agricolo di San Prospero, esprime il disappunto dell’intero comparto, sottolineando con numeri e dati l’incidenza dell’ortofrutta sull’economia italiana ed emiliano-romagnola: «In Italia la produzione lorda vendibile (plv) è 11,5 miliardi di euro, pari al 26% del totale agricolo, con 3,4 miliardi di euro di export. In Emilia Romagna l’ortofrutta copre circa 76000 ettari di arborato e la produzione lorda vendibile rappresenta il 28 per cento del totale. Numeri importanti, ma che vengono puntualmente ignorati. La crisi dei consumi ha penalizzato anche i produttori ortofrutticoli, visto che frutta e verdura sono i primi alimenti a non entrare nel carrello della spesa nei periodi di crisi. Il 2011 è stato uno degli anni peggiori, con perdite di 3-4 mila euro per ettaro coltivato, e per il 2012, nonostante prezzi più alti considerata la forte riduzione della produzione (-45 per cento per la pera Abate) i bilanci saranno insoddisfacenti. Come Confagricoltura proponiamo alcune misure per arginare la crisi, tra cui l’aggregazione dell’offerta, il contenimento dei costi di produzione, e per primo il costo del lavoro, un nuovo equilibrio dei rapporti nella catena distributiva, la costituzione del catasto frutticolo nazionale, incentivi ai piani di sviluppo aziendale, più investimenti in ricerca ed innovazione tecnologica, e la riforma della PAC, la politica agricola comunitaria, che dovrebbe entrare in vigore dal 2014».
Tusini rivendica il ruolo del settore ortofrutticolo nel contesto economico e sociale: «L’agricoltura è un settore anticiclico, basti pensare che nel primo semestre del 2012 abbiamo registrato un aumento del 10 per cento degli occupati (che sono oltre 1,1 milioni nel settore, per oltre 100 milioni di giornate lavorate) e del 2,9 per cento dei lavoratori autonomi. Le ricadute occupazionali sono enormi, ma rimane la sensazione, che si è fatta ora certezza, che gli agricoltori siano solo quelli che pagano, una fonte di patrimonio da tassare senza ricevere nulla di tangibile in cambio. Noi chiediamo che l’agricoltura sia trattata come altri comparti economici, e che possa avere il ruolo strategico che le compete, per la crescita, la coesione e lo sviluppo di tutta la nazione».
Dopo averci rimesso in prima persona, perdendo 7 degli 8 fabbricati della sua azienda, per oltre 3 milioni di euro di danni, Giorgio Tusini parla del terremoto come di un’occasione mancata: «La non concessione di una fiscalità di vantaggio, e della sospensione, ad oggi, del pagamento delle tasse e dei contributi previdenziali, è stata una scelta vergognosa. È una vergogna che il governo da un lato ci assicuri la convergenza su un piano condiviso e finanziato per la ricostruzione e, dall’altro, ci chieda il pagamento di imposte prima che la ricostruzione sia avvenuta. Non si rendono conto che migliaia di posti di lavoro sono a rischio? Gli imprenditori agricoli sono stanchi, umiliati, ed indignati dalla mancanza di attenzione delle istituzioni, e ritengono reale ed immediato il rischio per la Bassa di diventare come le zone depresse del secondo dopoguerra».



