
Nel dettaglio nella nostra regione Bologna è prima con il 64,7% di donne occupate, seconda Ravenna 64,6%, terza Modena 60,2%, quarta Ferrara con 61,4%; seguono Parma 60,7%, Forlì-Cesena 59,1%, Reggio Emilia 57,8%, Piacenza con 54,8%, la peggiore è Rimini con 54,2%.
“A tenere distanti le donne dal mondo del lavoro – spiega il Presidente di Confartigianato Emilia Romagna Marco Granelli – è soprattutto il basso investimento in quei servizi di welfare che dovrebbero favorire la conciliazione tra attività professionali e cura della famiglia. Anche in questo caso il nostro Paese è nelle posizioni peggiori della classifica europea”. Secondo l’Ufficio studi di Confartigianato, la spesa pubblica per la famiglia è stata nel 2011 pari a 20,7 miliardi, pari al 4,6% dei 449,9 miliardi di spesa totale per la protezione sociale. Nel periodo 2007-2011 la spesa per la famiglia è la componente delle prestazioni di welfare che è cresciuta meno: l’incremento è stato di 1,3 miliardi, pari al + 6,9%, vale a dire la metà rispetto all’aumento della spesa complessiva per il welfare in Italia.
Pur in un contesto così problematico per il lavoro femminile, l’Italia mantiene però la leadership in Europa per il maggior numero di imprenditrici e lavoratrici autonome: 1.565.400, pari al 16,4 delle donne occupate nel nostro Paese, rispetto alla media europea del 10,3%. In particolare le imprenditrici artigiane sono 367.895. L’Emilia Romagna è sesta in Italia per numero di donne con incarichi in imprese artigiane, 39.039 pari al 20.6%.



