E’ una “sussidiarietà obbligata” quella che lega i Comuni allo Stato. La progressiva chiusura degli uffici statali decentrati (l’ultimo in ordine di tempo è la chiusura del tribunale e con esso la scomparsa della figura del giudice di pace), il continuo taglio ai trasferimenti come l’annullamento del Fondo nazionale per le non autosufficienze (oltre 400mila euro per gli otto comuni della Bassa Reggiana) o la mancata nomina degli insegnanti di sostegno all’interno delle scuole statali primarie e secondarie di primo grado (circa 300mila euro) obbligano gli enti locali a sostituirsi all’azione statale per fornire un livello dignitoso dei servizi che costituzionalmente lo Stato dovrebbe garantire a tutti.
Il tutto in un quadro di assoluta indeterminatezza delle entrate reali – su tutte le stime errate sull’Imu – e di repentino mutamento delle norme che stanno alla base della formulazione dei bilanci comunali. Anche le amministrazioni della Bassa, pur forti di gestioni virtuose (mentre la spending review prevede una progressiva riduzione dei dipendenti comunali fissandola a 1 impiegato ogni 144 abitanti, la media degli otto comuni della Bassa Reggiana è già oggi di 1 ogni 200) con bilanci sani e servizi di alto livello (si pensi alla raccolta rifiuti che già da tempo ha raggiunto e superato il 65 % di raccolta differenziata) rischiano di chiudere i bilanci in dissesto.
Patto di stabilità, tagli ai trasferimenti e inversione del federalismo fiscale con sempre meno risorse che rimangono sui territori, trasferimenti di funzioni e competenze hanno di fatto colmato la misura.
“Questo nostro grido di allarme – afferma il presidente dell’Unione Bassa Reggiana Massimiliano Maestri – speriamo arrivi a chi occupa ruoli di governo al fine di aprire seriamente con i rappresentanti degli enti locali una stagione di riforma vera, che partendo dalle difficoltà economiche prodotte dalla crisi e dalle precarie condizioni dei conti dello Stato, metta a sistema interventi e programmi abbandonando definitivamente la stagione delle manovre correttive avulse da un disegno politico economico finalizzato a risollevare le sorti della nostra nazione.
Gli enti locali, e anche noi, non vogliamo sottrarci ai sacrifici che si renderanno necessari ma riteniamo non più prolungabile la stagione dei tagli lineari ai Comuni accompagnata dalla continua crescita dei costi degli altri apparati statali”.
E’ in questo contesto che si inserisce il prezioso ruolo dell’Unione, grazie alla cui attività è possibile mantenere importanti servizi sul territorio garantendo un federalismo sostenibile e puntando su un importante risparmio di risorse. Alcuni numeri? Su tutti l’essere riusciti a fronte dei continui tagli a mantenere inalterata la spesa pro cittadino dei servizi sociali (nel 2012 è stato tagliato oltre il 60% dei fondi per le spese sociali, con riferimento alle riduzioni del fondo nazionale per le politiche sociali, del fondo per la famiglia, del fondo per gli affitti; nel 2012 è stato azzerato il Fondo nazionale per la non autosufficienza, pari a 432mila euro per il distretto della Bassa Reggiana, e sempre nel 2012 è stato ulteriormente ridotto il Fondo sociale locale). A fronte di questi tagli, l’Unione Bassa Reggiana mantiene inalterato il sistema dei servizi, grazie a riorganizzazioni interne nell’utilizzo dei fondi, garantendo una spesa sociale procapite – calcolata al netto della compartecipazione degli utenti e del Servizio Sanitario Nazionale – di 155,6 euro, superiore non solo ai valori medi del Nordest (146,1), ma anche a quelli regionali (148,7). Novantamila sono stati invece gli euro risparmiati nell’ultimo triennio nella gestione dell’Ufficio personale (settore paghe).
“Un territorio ampio e complesso come quello della Bassa – prosegue Maestri – deve avere una regia o governo di area vasta per poter prevenire certi fenomeni degenerativi o per poter costruire politiche di sviluppo sovra comunali o per poter gestire assieme servizi trasversali”.
L’Unione – che si è costituita nel dicembre 2008 e comprende un territorio popolato da 72mila abitanti – ha una previsione di spesa per il 2012 di circa 13 milioni di euro (consolidato tra Unione e Azienda speciale per i Servizi territoriali educativi ) oltre a 7 milioni del Fondo regionale per la non autosufficienza. Nel periodo 2008-2012, l’Unione ha potuto beneficiare di contributi per un milione e 100mila euro dalla Regione, in virtù dell’associazione di nuovi servizi.
Questo l’elenco dei servizi affidati all’Unione nell’ultimo triennio:
1. Appalti (LLPP e forniture/servizi) – dal 2009
2. Nuovo Ufficio di Piano Sociale – dal 2009
3. Servizio Sociale Integrato Zonale (minori, anziani, disabili) – dal 2009
4. Protezione Civile – dal 2010
5. Gestione economica e previdenziale del personale – dal 2010
6. Nucleo Tecnico di Valutazione – dal 2010
7. Gestione giuridica del personale – dal 2011
8. SUAP – dal 2011
9. Servizi Educativi – dal 2011
10. SIA Sistemi Informativi Associati – dal 2012
11. Ufficio Ricostruzione Sisma e Servizio Civile pro-terremoto (settembre 2012)


