Da una parte due anziani che per risparmiare vanno al distributore dell’acqua pubblica per poi essere derubati di 500 euro, (importo pari alla pensione di anzianità ndr), appena ritirati e riposti nella borsa lasciata incustodita nell’auto. Dall’altra una ladra “sbadata” che ruba la borsa ma perde dentro l’auto dei derubati il suo cellulare.

Una circostanza “sfortunata” quella che ha visto protagonista una ventenne reggiana e che ha permesso ai Carabinieri della Stazione di Via Adua di individuarla e denunciarla per furto aggravato. Il furto è avvenuto la scorsa mattina presso il distributore dell’acqua pubblica ubicato in zona Orologio di Reggio Emilia dove la derubata, una 70enne di Reggio Emilia, ed il marito si erano recati per prendere l’acqua. Nella circostanza i due avevano lasciato in sosta (a pochi metri) la loro autovettura con all’interno (sul tappetino del sedile anteriore) la borsa della 70enne.

E’ bastata una manciata di secondi alla ladra per intrufolarsi nell’auto, e rubare la borsa per poi fuggire a bordo di un’autovettura di piccola cilindrata. Sul sedile anteriore della loro auto i derubati trovavano il cellulare “perso” dalla ladra che veniva “preso in consegna” dai Carabinieri della Stazione di Reggio Emilia Santa Croce. Il telefono, con sim intestata all’odierna indagata, presentava sul desktop la fotografia di un bambino di circa 2/3 anni. Gli accertamenti anagrafici in effetti portavano a verificare che l’intestataria del telefono aveva un bambino di 3 anni. Un primo elemento indiziario circa la responsabilità dell’odierna indagata che si tramutava in prova allorquando i Carabinieri, fingendo di aver trovato il telefono per strada, invitavano la ventenne in caserma per restituirglielo.

Dopo aver verbalizzato il riconoscimento del cellulare da parte della donna, che a riprova della sua responsabilità ne dichiarava l’uso esclusivo sostenendo di averlo perso per strada vicino al distributore dell’acqua del quartiere orologio, i carabinieri anziché restituirgli il cellulare lo sequestravano costituendo la prova del reato. Il telefono come poi spiegato alla stessa ladra “sbadata” non era stato trovato occasionalmente per strada come da lei erroneamente creduto ma dentro l’autovettura dei due anziani derubati. Alla luce delle risultanze investigative per la donna scattava la denuncia inoltrata alla Procura reggiana in ordine al reato di furto aggravato. Per i due pensionati la possibilità di essere risarciti del danno subito in sede processuale qualora, e i dubbi son pochi, la ventenne venga condannata.