
D’Addese ha risposto che “l’area di lavoro degli operai posta a ridosso del passaggio a livello era stata opportunamente protetta a mezzo dei ‘new jersey’ in plastica bianca e rossa sul ciglio destro (lato est di via Remesina Esterna, prima del civico 2); ai pedoni e ciclisti invece era stata riservata una corsia protetta da ‘panettoni’ e ‘new jersey’ che li separava dalla corsia veicolare con l’obbligo di attraversamento di bici a mano sul passaggio a livello (come da ordinanza n. 69 del 20.10.2011 che istituiva il senso unico). La zona di lavoro degli operai era stata opportunamente segnalata con cartellonistica che avvisava della presenza di un cantiere. Il cantiere era dotato anche di dispositivi di illuminazione che venivano attivati nelle ore serali. I cartelli affissi con carattere temporaneo circa la chiusura della ciclopedonale, quelli più arretrati rispetto al passaggio a livello, lato Fossoli, erano stati collocati tra via Sant’Antonio e il passaggio a livello. Per garantire maggiore sicurezza, l’impresa aveva destinato una persona fissa con la mansione di moviere per regolare il flusso di pedoni e ciclisti che da Fossoli si dirigevano sul passaggio a livello in direzione Carpi e viceversa garantendo sempre il passaggio ciclopedonale. L’area di lavoro a cui fa riferimento l’interrogazione – ha spiegato ancora l’assessore – era stata regolamentata come precedentemente descritto e ha avuto la durata di circa 2 ore per permettere il getto del plinto sul ciglio est di via Remesina Esterna nel corso di giovedì 31 gennaio e precisamente dalle ore 10 alle ore 12 con il successivo ripristino immediato del senso unico. Nel corso dell’esecuzione dei lavori non si sono registrate criticità di nessun tipo e l’area interessata è stata costantemente monitorata”.
“Non sono molto soddisfatto della risposta – ha replicato Alboresi – per due giorni c’è stato pericolo in quella zona, dobbiamo stare attenti, monitorare, c’è faciloneria nella conduzione dei cantieri”.




