
«Attenzione a interpretare le becere reazioni nei confronti della nomina a ministro di Cécile Kyenge. Le frasi di Borghenzio e Zaia, gli insulti sui siti e le scritte sui muri sono sicuramente episodi di razzismo nei confronti di una persona di origini africane e con la pelle “nera”. Ma sono anche la manifestazione di un’altra forma di razzismo, la misoginia, l’odio violento contro le donne che assumono una posizione di potere e prestigio, specialmente se sono brave e preparate, come Cécile. Nel momento in cui si cerca di sminuire la neo-ministra mettendone in dubbio la competenza a ricoprire il ruolo è proprio della sua competenza che chi l’attacca ha paura. Ha paura della lucidità e della fermezza con cui da sempre, e da subito nel nuovo ruolo, ha messo sul piatto problemi cruciali quali il diritto di cittadinanza per i bambini nati in Italia, l’abrogazione del reato di clandestinità, la chiusura dei Cie, l’abolizione del permesso di soggiorno a punti. È su questi terreni che possiamo e dobbiamo essere al suo fianco, più che mai».



