
Per “arginare il dilagare di negozi etnici” Bernardini e i colleghi del gruppo regionale depositarono – il 9 maggio 2011 – la cosiddetta legge Harlem, dal nome del quartiere newyorchese rinato grazie al potenziamento di controlli e all’introduzione di ferree regolamentazioni. La proposta – 11 articoli in tutto, all’insegna della semplificazione burocratica – prevede una stretta sui controlli sanitari, più poteri ai sindaci di limitare il proliferare di attività dello stesso tipo in una stessa area, pesanti sanzioni per chi non rispetta gli orari di chiusura. Inoltre equipara i centri massaggi orientali ai centri estetici, in modo da estendere gli stessi standard di qualità.
“La nostra colpa (se così si può definire) è stata, ancora una volta, quella di aver anticipato i tempi – rileva Bernardini -. Quando lanciammo l’allarme, la sinistra voltò le spalle all’emergenza, che stava esplodendo. Oggi, dopo due anni, la frittata è fatta. E il Comune rincorre. Intanto a Bologna sulle ceneri dei nostri storici negozi ora campeggiano le insegne di kebab, call center, macellerie islamiche e centri massaggi”.




