
EQT ha giustificato le proprie decisioni adducendo l’alto costo del lavoro e l’insostenibilità della tassazione in Italia, ma secondo le informazioni pervenute all’Assessore risulta che l’azienda presenta un conto economico positivo, dispone di un mercato solido e non ha dato segnali di crisi.
“Siamo consapevoli- precisa l’Assessore – che la penetrazione nel mercato cinese possa richiedere processi di internazionalizzazione e investimenti in loco, ma riteniamo che, come dimostrano altri esempi di imprese regionali, tali processi siano compatibili con il mantenimento delle attività produttive nel nostro territorio, con la loro diversificazione e innovazione”. “Peraltro – ha aggiunto – ci pare inaccettabile la prassi dei colpi di mano, che aggiunge ai già gravi pericoli per la produzione e l’occupazione il rischio di distruggere un sistema di relazioni industriali e di alimentare crescenti tensioni sociali”.
L’assessore propone quindi di aprire, con la multinazionale EQT, un tavolo di confronto in sede di Governo, dove affrontare la situazione in tutti i suoi aspetti (comprese le prospettive degli stabilimenti di Bologna e Torino di proprietà della medesima) e di segnalare al massimo livello anche del Governo Svedese, l’intenzione del “sistema Italia” di non subire passivamente i processi di delocalizzazione e internazionalizzazione.


