
L’indagine ha preso il via la scorsa estate quando, nel contesto degli approfondimenti investigativi sui consumi di droga in montagna, i Carabinieri del Nucleo Operativo di Castelnovo Monti individuavano in un abitazione del centro storico di Reggio Emilia la base dello spaccio da parte di due giovani reggiani. Senza alcun attività tecnica ma prediligendo le tradizionali indagini i Carabinieri sono risaliti ai “contatti” dei due (clienti e fornitori) risalendo al vasto giro che ha portato agli undici arresti ed al sequestro, nel corso delle indagini di partite di marijuana, hascisc ed eroina bianca (oltre un chilo ndr). L’unico straniero tra gli arrestati è un cittadino tunisino.
Lo stesso GIP, a conferma dello spessore dell’indagine, nell’ordinanza di custodia cautelare sottolinea che i giovani coinvolti nell’indagine “Gray Zone” svolgevano un’attività che, se fosse lecita, si inserirebbe senza difficoltà nel modello disegnato dall’art. 2082 del codice civile che regola l’attività di imprenditore. Per tutti i coinvolti l’accusa è quella di spaccio di sostanze stupefacenti compiuta a vario titolo da oltre 2 anni in città e provincia nei confronti di decine di giovani. Per alcuni l’aggravante di aver spacciato a minori. Nel corso delle indagini ben 50 ragazzi, tra cui anche dei minori, sono stati segnalati quali assuntori di stupefacenti.



