Sui danni causati dall’alluvione al settore agricolo e agroalimentare intervengono oggi l’Ugc (Unione generale coltivatori) della Cisl e la Copagri (Confederazione dei produttori agricoli) di Modena. «Gli imprenditori agricoli hanno subìto danni innanzitutto al terreno, cioè al loro strumento di lavoro e reddito – sottolinea Valeria Camurri, direttore di Ugc e Copagri Modena – Il raccolto di seminativo di quest’anno andrà perduto anche a causa della qualità delle acque che hanno inondato il terreno. Saranno notevolmente compromesse anche le semine del prossimo anno perché il terreno, caratterizzato da una grande componente di argilla, andrà mosso ripetutamente per poter garantire un letto di semina accettabile. Immediatamente dopo il terreno dovrà essere irrigato, ma ancora non sappiamo se e come la rete idraulica potrà garantire il servizio di irrigazione. Per quanto riguarda i vigneti, – continua Camurri – molto dipende dalla quantità di acqua nel terreno. La vite è una pianta molto rustica, ma non tollera il ristagno idrico; si presume che molti vigneti dovranno essere abbattuti e reimpiantati, con costi talmente alti da mettere a rischio il futuro della viticoltura nella zona. Lo stesso vale per le pere. Le piante, assoggettate a forte stress, saranno verosimilmente colpite da malattie, come il colpo di fuoco, ed è molto probabile che molti impianti andranno abbattuti per evitare il diffondersi della malattia. Chi ha salvato gli animali ha dovuto comunque spostarli, con stress e costi ingenti. Andrà perduto il raccolto di foraggio da destinare all’alimentazione di vacche per latte da Parmigiano Reggiano, pertanto le aziende dovranno approvvigionarsi altrove, con aggravio di costi per la produzione del latte. Poi ci sono i danni a case, fabbricati a uso strumentale, scorte vive e morte, macchine e attrezzature». Il direttore di Ugc e Copagri aggiunge che andrà ripristinata e rifatta la rete scolante, i livelli e i confini degli appezzamenti, la fertilità del terreno nello strato superficiale. In molte aree bisognerà provvedere alla rimozione e smaltimento dello strato di limo e detriti che si sono depositati; lo stesso dicasi per le deiezioni degli allevamenti zootecnici. Incombenze che non dovranno gravare in nessun modo sulle aziende agricole. «Il decreto che definisce lo stato di calamità a nostro parere non garantisce, né per carenza di risorse né e soprattutto per le modalità di calcolo, un obiettivo risarcimento del danno – dichiara Camurri – Può essere utilizzato per lo sgravio dei contributi Inps degli imprenditori nelle aree interessate, ma è cosa irrisoria rispetto a quello che oggi serve per far ripartire le imprese danneggiate. Riteniamo che la misura che oggi più addice per gestire la situazione sia la Misura 126 del Piano di sviluppo rurale, già attivata anche per il sisma. Tale Misura – conclude il direttore di Ugc e Copagri – va però resa di più facile accesso ai singoli danneggiati, che non possono essere gravati da ulteriori costi burocratici».

