
«Con Er.Go., l’agenzia regionale per il diritto allo studio, sono pronto ad avviare un percorso di riconoscimento dei giovani caregiver», ha detto Bianchi al convegno organizzato dalla coop. “Anziani e non solo”, patrocinato dall’Unione Terre d’Argine e co-finanziato dall’Ue (Erasmus plus), nell’ambito del progetto pluriennale transnazionale Care2Work.
L’assessore ha sottilneato la necessità e l’urgenza di «prendersi cura di chi si prende cura, di fare i caregiver dei caregiver » sia da parte delle istituzioni sia da parte dei singoli, « per portarli fuori dal rischio di fragilità»: evitare cioè che chi assiste una persona bisognosa d’assistenza diventi presto a sua volta bisognoso d’assistenza.
«In Emilia-Romagna – ha ricordato Loredana Ligabue, direttrice di “Anziani e non solo” – si stima che i giovani caregiver siano almeno 13mila, su 170.000 in Italia, e solo fra i 15 e i 24 anni, perché le statistiche non contemplano i più piccoli, che però ci sono: ragazzi e perfino bambini con responsabilità familiari da adulti, e conseguenze significative sul loro vivere quotidiano, in quanto si prendono cura di qualcuno in casa – genitore, fratello, sorella, nonno o comunque un membro della famiglia, perché disabile, malato terminale o cronico, tossicodipendente eccetera».
Un fenomeno che è un problema al tempo stesso crescente e misconosciuto, causa la difficoltà di censire – quindi aiutare – i protagonisti, spesso restii a raccontare la propria situazione per motivi psicologici, di imbarazzo.
La conferenza è stata l’occasione per sentire testimonianze di casi concreti e vedere illustrate le migliori pratiche di Paesi come il Regno Unito e la Svezia, dove la questione è stata affrontata da più tempo e con più metodo. E’ stata inoltre presentata una ricerca svolta in Grecia, altro Stato partecipante al “Care2Work”, e fatta una panoramica sulla situazione italiana.





