”Quella manifestazione, quel blocco della stazione, li rivendichiamo tutti per l’alto valore politico e sociale. Rifaremmo esattamente così”.
Il segretario del Prc di Bologna Tiziano Loreti e il coordinatore della Rdb/Cub Massimo Betti hanno espresso così il disappunto per aver ricevuto,
con altre 38 persone, l’avviso di fine indagine per interruzione di pubblico servizio per la manifestazione del 20 marzo 2003 quando,
ricordano, in 30.000 occuparono la stazione di Bologna contro lo scoppio della guerra in Iraq.


Un atto che dalla procura arriva proprio ”in coincidenza con la mobilitazione nazionale del 18 marzo contro quella guerra. Veniamo indagati noi – ha detto Loreti alla stampa, insieme a Betti e altri
due indagati – quando dovrebbero essere indagati quelli che questa guerra l’hanno fatta. Una guerra inutile”.
Betti ha ricostruito quei momenti, la parola d’ordine del Comitato nazionale ‘Fermiamo la guerra’: ”Quando la guerra comincia il mondo si
ferma”. Furono in migliaia a sfilare per Bologna, ha detto il sindacalista, in tantissimi a occupare i binari.
”In deroga alla legge che regola gli scioperi, quello – ha detto Betti – fu convocato e fatto immediatamente. Ma nemmeno la Commissione di garanzia ha avuto il coraggio
di dire che avremmo dovuto rispettare il preavviso, come qualche impresa, e tra queste l’Atc, sosteneva. La Commissione rispose che la manifestazione era motivata da fatto che la guerra ledeva i principi della Costituzione, ritenendolo un motivo valido per scioperare senza preavviso. Il magistrato, con tempistica straordinaria, ha invece deciso di indagare 40 persone, le più riconoscibili evidentemente, anche se tra di esse ci sono persone che nemmeno noi conosciamo, tra 30.000 manifestanti, accusandole di avere un ruolo di organizzatori. Respingiamo questa tesi. Siamo tutti organizzatori. Gli avvisi arrivano tre anni dopo, ma evidentemente tanto tempo è servito per avere dalle Fs i tabulati dei ritardi dei treni, che vanno da 2 minuti a 152. Quei 2 minuti, visto l’andazzo dei ritardi, dicono quanto sia ridicola l’accusa. Forse ci dovrebbero premiare”.

Loreti ha aggiunto che viene chiesto alle forze politiche che governano il territorio atti di solidarietà, non tanto agli indagati, quanto al movimento contro la guerra, contro cui si sono espressi anche i partiti di maggioranza in Comune, in Provincia e in Regione. Oltre alla Commissione di Garanzia, è stato ricordato come i responsabili delle Fs quel giorno consentirono ai manifestanti di spiegare dagli altoparlanti i motivi della protesta, motivo per cui ”dai lavoratori e viaggiatori, nella
stragrande maggioranza avemmo solidarietà”. Infine è stata denunciata la tendenza della magistratura a ”fare i conti col Movimento dal G8 di Genova in poi”. E alla procura di Bologna di
aver contestato più volte, anche se non in questo caso, l’aggravante dell’eversione in altre proteste, come le occupazioni di case, tesi già respinta dalla Cassazione. Che il 29 marzo si pronuncerà sul ricorso del Pm Paolo Giovagnoli che vuole gli arresti domiciliari per otto indagati di occupazione di treni in occasione del Mayday dell’1 maggio 2005. La Pm Morena Plazzi, che ha firmato gli avvisi di garanzia, interpellata dai cronisti ha risposto ”che si tratta solo di avvisi di fine indagini e che la situazione giudiziaria può ancora mutare” dopo il deposito di memorie difensive.
Loreti ha fatto un appello anche perchè sia impedita ”per ovvie ragioni”, la manifestazione, prevista per il 25 o 26 marzo, dell’Msi
Fiamma Tricolore a Bologna.