
La lastra “dei Niobidi”, in marmo bianco, databile al I secolo d.C., fu rinvenuta a Modena nel 1971 durante lavori per la costruzione di un edificio in via Crespellani. In origine doveva decorare un monumento funerario, probabilmente nella necropoli di Mutina che si estendeva lungo la Via Aemilia, a oriente della città. Il rilievo, che raffigura un episodio della mitologia greca, fu scolpito da una bottega di tradizione neoattica su modello di un originale realizzato nel V secolo a.C. da Fidia. Il celebre scultore greco aveva infatti rappresentato questo mito su una lastra che decorava il trono di Zeus a Olimpia. L’opera, di grande bellezza, venne più volte copiata nei secoli successivi da artisti romani, e l’esemplare modenese è uno dei tredici rilievi orizzontali noti, ai quali si aggiunge il cosiddetto “Disco Castellani” del British Museum, con le figure disposte sulla superficie di un tondo marmoreo.
L’esposizione della Lastra dei Niobidi all’ingresso di Modena Antiquaria sottolinea un altro elemento di sintonia tra la manifestazione e le iniziative per l’anniversario di fondazione di Mutina, in cui sarà valorizzata anche quella sensibilità verso l’antico che studiosi, letterati e artisti, desiderosi di essere eredi di quella tradizione, esplorarono attraverso la cultura antiquaria a partire dal Rinascimento.
Mutina è stata una delle più importanti città romane dell’Italia settentrionale, definita da Cicerone “firmissima et splendidissima”. Con le celebrazioni del 2017, raccolte sotto il titolo di “Mutina Spendidissima”, si mira tra l’altro a rendere percepibile la realtà sepolta di Mutina attraverso una serie di eventi e una grande mostra che favoriscano il dialogo fra passato e presente valorizzando tutti gli aspetti che lo straordinario patrimonio della romanità ha lasciato alla città moderna.
Il programma, che prenderà il via a fine marzo con “urban games” a tema proposti da Play, la più importante fiera del gioco in Italia, e ambientati nel centro cittadino, proseguirà con numerose iniziative e incontri in luoghi e con linguaggi sempre diversi, fino all’inaugurazione della grande mostra a novembre.
“Mutina Splendidissima” rientra nel più ampio progetto “2200 anni lungo la Via Emilia”, che comprende anche le città di Parma, fondata anch’essa nel 183 a.C., e Reggio Emilia. Il progetto è promosso dai tre Comuni, dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Parma, e dal Segretariato Regionale Beni, Attività culturali e Turismo e dalla Regione Emilia – Romagna.
“2.200 anni lungo la via Emilia” non vuole solo valorizzare le origini romane di Modena, Parma e Reggio Emilia, ma le contestualizza nell’ambito del ruolo svolto ininterrottamente fino ai nostri giorni dall’asse viario che le collega, la via Emilia, in sintonia con gli indirizzi delle politiche regionali sul turismo culturale.
Dida foto:
Lastra marmorea dei Niobidi; copia romana da un originale di Fidia Reimpiegata in età tardoantica come copertura di una tomba a cassa laterizia; Necropoli orientale di Mutina, I secolo d.C Il mito dei Niobidi Il rilievo rappresenta l’uccisione dei figli di Niobe alla presenza del padre Anfione. Secondo un episodio della mitologia greca, Niobe, figlia di Tantalo, aveva generato molti figli (i Niobidi) ed era tanto fiera di essi da ritenersi migliore di Latona, che aveva soltanto due figli, Apollo e Artemide. Latona, sdegnata da tanta superbia, inviò i suoi due figli a vendicarla dell’offesa subita: i Niobidi furono tutti uccisi e la madre, per il dolore, si pietrificò ma i suoi occhi continuarono a versare lacrime. Nel rilievo si vedono i Niobidi colpiti a morte dalle frecce scagliate da Apollo e Artemide mentre Anfione, marito di Niobe, cerca di proteggere una delle figlie.


