
I sindacalisti Claudio Riso (Flc/Cgil), Antonietta Cozzo (Cisl/Scuola) e Liviana Cassanelli (Uil/Scuola Rua) hanno ribadito le loro preoccupazioni sulle ipotesi di “regionalizzazione” di scuola e università sui quali stano lavorando le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.
I sindacalisti hanno sottolineato come su questo tema ci sia stata e continua ad esserci mancanza di confronto con le parti sociali e scarsa conoscenza della bozza di intesa Governo-Regione Emilia Romagna.
Altrettanto preoccupante sul piano nazionale è la completa assenza del coinvolgimento del Parlamento su queste intese che le tre Regioni stanno portando avanti con il solo Governo.
Il confronto di stamattina è stato utile e ricco di contenuti, e, pur nella differenza di posizione, ci sono punti in comune a partire dal riconoscimento che è necessario definire a livello nazionale i LEP (livelli essenziali delle prestazioni) che servono a garantire pari diritti di istruzione a tutti indipendentemente dalla regione di appartenenza.
I consiglieri regionali hanno sottolineato che l’ipotesi su cui sta lavorando la regione Emilia Romagna riguarda 4 punti: l’organico “di fatto”, l’edilizia scolastica, l’istruzione e formazione professionale e le modalità di finanziamento, sottolineando come non si chiedano fondi aggiuntivi rispetto alla spesa storica assegnata a livello nazionale, ma su questi 4 punti essenzialmente un’autonomia di programmazione e di gestione delle risorse.
Dal canto loro, Flc/cgil, Cisl/Scuola e Uil/Scuola Rua ritengono che se, da un lato, può essere utile e più razionale declinare a livello territoriale temi quali la programmazione dell’edilizia scolastica e la formazione professionale, dall’altro, sia imprescindibile una cornice ordinamentale che è e deve rimanere nazionale.

Veniamo già da molti anni in cui la scuola, le università e la ricerca sono sottofinanziate con ripercussioni sulla didattica e sul diritto allo studio. Le differenze territoriali rischierebbero di diversificare ulteriormente l’offerta formativa, con ripercussioni anche sullo sviluppo dei territori.
Per questi motivi, rimangono tutte le ragioni di contrarietà dei sindacati ad un modello seppur “soft” di autonomia scolastica come quello emiliano-romagnolo, che finirebbe comunque per inserirsi in un contesto più generale di parcellizzazione e impoverimento dell’istruzione pubblica.
Tutto ciò è reso ancora più preoccupante dalla mancanza di un confronto nazionale e di un coinvolgimento delle parti sociali rispetto a queste richieste di autonomia, che rischiano di trasformarsi in una secessione dell’istruzione, ipotesi contro la quale i sindacati continueranno a mobilitarsi a tutti i livelli.




