
Il Cer alimenta una superficie di 336mila ettari di cui 227mila di superficie agraria, nel territorio compreso tra Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna. Rappresenta un patrimonio di dati e sperimentazioni che bisogna valorizzare e uno strumento di lavoro utile e indispensabile per gli agricoltori al fine di ottimizzare l’utilizzo dell’acqua.
È allarme anche per il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale che gestisce una derivazione al servizio di 200mila ettari tra Reggio Emilia, Modena fino al Mantovano: il 70% della risorsa idrica deriva dal Po. Nei fatti, l’Ente, ha avviato dal 2016 un progetto che punta al riutilizzo dell’acqua che proviene dal depuratore della città,opportunamente raffinata per successivo uso irriguo. «È un progetto pilota, unico in Italia, che va riproposto: ha consentito un risparmio idrico di 5 milioni di metri cubi d’acqua all’anno» osserva Marcello Bonvicini, presidente Confagricoltura Reggio Emilia e vice presidente del Consorzio di Bonifica dell’Emilia centrale.
Inoltre, il Consorzio ha acquisito un finanziamento (20 milioni di euro – bando del PSR nazionale) per mettere in tubazione 29 chilometri di canali, che permetterà un ulteriore risparmio idrico di 4,5 milioni e mezzo di metri cubi annui e per la realizzazione di due invasi a Novellara e Villalunga di Casalgrande (un risparmio complessivo pari a 1 milione di metri cubi annui).
Nel frattempo, visto il perdurare dell’assenza di piogge, il Consorzio di Bonifica della Pianura di Ferrara ha già comunicato alle associazioni agricole che inizierà l’irrigazione ordinaria il 1 aprile anziché il 21.




