«L’illegalità non si contrasta con le buone intenzioni, ma con l’intensificazione dei controlli in modo coordinato in tutte le attività economiche e commerciali». Lo afferma Pasquale Coscia, componente della segreteria provinciale della Cisl, commentando le decisioni prese l’altro giorno in Prefettura.
Coscia ricorda che, come la Cisl denuncia da tempo, il fenomeno del lavoro nero e sommerso ormai si è fatto sistema.
«I controlli recentemente svolti dalla Guardia di Finanza confermano una situazione molto grave che coinvolge tutti i settori. Eppure le aziende che vogliono assumere regolarmente possono farlo senza difficoltà, perché le forme di avviamento al lavoro sono numerose e possono soddisfare tutte le diverse esigenze produttive, anche temporanee».
Il segretario Cisl sottolinea che il problema non è rappresentato dal maggior lavoro nei fine settimana, che pure esiste, ma del lunedì, martedì, mercoledì, ecc. «In qualunque giorno della settimana si fanno i controlli, ci si trova di fronte a lavoratori completamente in nero o, quando va bene, a camerieri e lavapiatti con contratto a progetto. Anziché utilizzare la forma più idonea di assunzione per rispondere a precise esigenze, che le associazioni di impresa e i consulenti del lavoro saprebbero sicuramente indicare, c’è la volontà di spendere poco e sfruttare i lavoratori. È eloquente – prosegue Coscia – il fatto che all’operazione “Emersione dal nero”, scaduta il 30 settembre scorso, abbiano aderito poche imprese e soltanto quelle risultate irregolari e perciò sanzionate».
Secondo il sindacalista della Cisl, poi, è infondata anche la tesi secondo cui i laboratori cinesi si sono sviluppati solo nel tessile.
«Noi riteniamo che i cinesi entreranno in modo sempre più massiccio in tutti i settori produttivi nei quali possono fare affari, con la complicità degli imprenditori italiani che in questo modo pensano di abbassare i costi dei prodotti. Perciò chiediamo di estendere i controlli a tutte le filiere produttive nelle quali si rilevano irregolarità e di introdurre gli indici di congruità. Uno strumento che dovrebbe impedire alle imprese che regolarizzano solo un quarto del personale di partecipare tranquillamente alle gare pubbliche o addirittura – conclude Coscia – di ottenere il premio per la responsabilità sociale di impresa».




